Il dolore
Playstation? Meglio il Subbuteo
In Versilia un torneo come ai vecchi tempi, alla faccia di internet
PIETRASANTA. In un mondo un cui anche il divertimento viaggia in rete e i ragazzi per giocare si sfidano indossando cuffiee manovrando un joystick, trovarsi e stare assieme sembra quasi demodé. Una volta per divertirsi bastava meno: qualche amico, un panno verde, 22 omini, due porte, un campo, una pallina, una tavola di compensato e due caprette. Insomma ci si sfidava a Subbuteo, gioco inventato nel dopoguerra dall’ornitologo Peter Adolph che lo avrebbe voluto chiamare “Hobby”, letteralmente “passatempo”, ma anche il nome di un falco. L’ufficio brevetti non lo accettò e si scelse così il nome scientifico “falco Subbuteo” che sarà sinonimo di un successo mondiale.
I ragazzi di allora si sono sfidati ancora in due serate in cui è stato è stato possibile vedere il meglio del calcio mondiale: Don Bosco, Urss, Samp, Boca, Cremonese, Pescara, Lazio, Inter 1908, Brasile ‘70, Roma, Napoli,Ternana, Fiorentina, Atletico Madrid, Aston Villa, Celtic, Torino, Olanda, Uruguay, Italia e Nigeria. Nomi altisonanti dietro cui c’erano Nicola, Fabio, Giacomo, Tommaso, Luca, Marco, Michele, Claudio, Alessio, Tiziano, Fabrizio, Andrea, Massimo, Stefano, Alessandro e Daniele.
Otto gironi da tre squadre per decretare l’accesso ai tabelloni Gold, Silver e bronzo partendo dai quarti di finale. Una organizzazione perfetta con una location attrezzata con dieci tavoli: chi non giocava arbitrava e così via fino alle sfide decisive, con errori dettati da un po’ di ruggine, ma anche inaspettate giocate. Ha vinto il Celtic di Glasgow di Massimo che ha regolato in finale con una partenza lampo il Boca Juniors di Tommaso in una sfida da Coppa Intercontinentale. Al terzo posto la Fiorentina che ha prevalso sul Torino. Nel tabellone Silver la Ternana di Alessandro ha vinto ai rigori contro l’Aston Villa di Claudio, mentre l’Argentina ha avuto la meglio ai rigori nella finalina contro la Samp. Nel tabellone bronzo il Napoli di Alessandro ha battuto Panama di Stefano.
Dopo le premiazioni si è rimasti lì “a chiacchierà” per non far finire l’incantesimo, nonostante l’ora tarda e la sveglia che al mattino per molti suona molto presto per tornare a essere avvocati, autotrasportatori, baristi o commercianti. Già si programma un appuntamento per San Biagio e si sogna di organizzare una Champions. Alcuni ora giocano con i figli che scoprono magari che stare insieme è più bello che parlarsi per chat: un po’ di pratica e, detto con un po’ di retorica forse, si torna bimbi, come se il Subbuteo fosse una macchina del tempo anche se non è proprio così. Non si è più bambini, ma rimane il sogno di poter pensare che vi sia qualcosa che non si può comprare: lo stare con gli amici di una volta. Il Subbuteo diventa la scusa per divertirsi, cercando di disegnare con la punta delle dita ancora traiettorie mirabolanti, tiri a effetto e rinterzi possibili grazie alla base ricurva di quegli omini magici capaci di far dimenticare tutto, riscoprendosi con gli occhi sognanti di un bambino che insegue un gol su un panno verde di quel gioco incantato dal nome strano di un uccello sconosciuto, forse proprio perché riesce a far volare. —
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