Il Tirreno

Versilia

RETROSCENA 

Malcontento e sospetti maggioranza in fibrillazione

L.B.

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PIETRASANTA. Centonovanta giorni dopo lo stato di salute della maggioranza non sembra essere dei migliori. Dal 24 giugno, data in cui fu eletto sindaco Alberto Giovannetti, i mal di pancia nell’organismo in fibrillazione del centrodestra si sono fatti sempre più frequenti: se siamo di fronte a sintomi di scarsa importanza o a qualcosa degno di diagnosi più approfondite sarà il tempo a dirlo. I segnali, però, di una crisi latente sono piuttosto diffusi: della lettera con in calce la firma dei consiglieri comunali dove si chiedeva al sindaco un cambio di passo e il rispetto degli impegni presi già si è ampiamente parlato così come dei video social dell’ex direttore artistico della Versiliana Massimiliano Simoni, che periodicamente spara a zero contro Giovannetti&co promettendo a breve nuove e significative “rivelazioni”.

Ma c’è altro: il primo bilancio della nuova amministrazione è stato infatti votato con un numero risicato di consiglieri comunali di maggioranza: l’assenza di Battaglini e Vannucci al momento del voto - a prescindere dalle motivazioni - non è passata inosservata. Così come dovrebbe fare riflettere che all’ultima riunione del coordinamento pietrasantino di Forza Italia convocata da Simone Tartarini, hanno risposto solamente in due: Matteo Marcucci e lo stesso Tartarini. Nel frattempo Alessandra Mazzei, a suo tempo esponente del Pri, ex dirigente comunale e già nello staff dell’allora sindaco Massimo Mallegni, ha lasciato, «in quanto non più in sintonia» il Comune di Pietrasanta per lavorare in quello di Camaiore: le sue prese di posizione su Facebook di critica al palazzo non sembrano però piacere più di tanto agli ex sodali di coalizione.

C’è poi il capitolo cene, apericena, colazioni più o meno carbonare durante le quali si parla, in un contesto di malessere che contagia più esponenti - della possibile fuoriuscita dalla maggioranza di due consiglieri - per la nascita di un gruppo misto - di richieste di rimpasto di giunta, di un ridimensionamento del ruolo del senatore-assessore Massimo Mallegni, mentre la Lega, silente e attendista, è guardata con una certa diffidenza da taluni alleati. Il tutto in un contesto sussurrato e circospetto che potrebbe evaporare senza lasciare traccia così come deflagrare provocando non pochi problemi a chi amministra.

Scenari - fra veleni, presunti traditori e aspettative disilluse - che da sempre appartengono alla politica: viverle e ostentarle solo dopo 190 giorni, non è però buon viatico per chi oggi governa. — L.B.



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