Il Tirreno

Versilia

La riconoscenza della paziente: un regalo a chi le ha salvato la vita

Matteo Tuccini
La riconoscenza della paziente: un regalo a chi le ha salvato la vita

Manrica Ciurli: «Solo un pensiero, loro hanno fatto di più. Basta con chi denigra la categoria, vi dimostro che sono persone speciali»

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VIAREGGIO. Manrica festeggerà 79 anni tra pochi giorni, l’8 gennaio. Lo farà con il marito, che ama come una ragazzina, e con i nipotini che per una nonna sono il mondo. Che c’è di strano? Il fatto che è lei a preparare un pacco dono. Perché questo compleanno, in un certo senso, è un regalo che le è stato fatto con qualche giorno di anticipo.

Tempo fa Manrica ha temuto di non poter rivedere i volti che ama e i quadri che si diletta a dipingere. Ha avuto paura che le sfuggisse tutto ciò che conta nella sua vita, nella vita di ognuno di noi. L’amore, la bellezza: tutto poteva svanire, «se non fosse stato per i medici del pronto soccorso dell’ospedale Versilia e della cardiochirurgia di Pisa, oltre a quelli di Massa che a suo tempo mi avevano seguito».

Un’operazione d’urgenza al cuore, nell’ottobre scorso, ha impedito che Manrica Ciurli, nativa di Lucca e trapiantata a Viareggio sulla falsariga di Giacomo Puccini (ma il suo nome richiama il personaggio del Trovatore di Giuseppe Verdi, vedi i casi del destino), rinunciasse a ciò che ha di più caro. «Ecco perché ho deciso di ringraziare quei medici facendo loro un regalo. È solo un pensiero, per carità: nulla in confronto a ciò che hanno fatto loro. Ma oggi più che mai, dopo aver letto sul Tirreno la storia del chirurgo che ha fatto discutere (il dottor Daniele Pezzati, autore di uno sfogo contro la politica, ndr) mi sento in dovere di dire basta a chi denigra i medici e i nostri ospedali. La mia storia dimostra che sono persone speciali, che hanno solo bisogno di essere più supportate».

La vicenda di Manrica inizia nell’agosto scorso, quando un malore la porta ad eseguire una serie di accertamenti. «Si è scoperto che avevo avuto un infarto, da lì ho iniziato un percorso con i medici della cardiologia del Versilia e di Massa – racconta – In ottobre ho avuto un altro malore e mi sono precipitata nel pronto soccorso del nostro ospedale. Da quello che ho capito, avevo meno di tre ore di tempo per essere sottoposta a un’operazione delicata e importante. Un’ora e mezzo dopo ero sotto i ferri».

La situazione, oggi, è monitorata e sotto controllo. E per capire cosa significa stare in questa Terra bisogna ascoltare chi ha rischiato di abbandonarla. Bisogna sentirne la voce, piena di gioia e di riconoscenza. Senza un’ombra di rancore, anzi con un modo di fare che ricorda una gentilezza antica. «Senza quelle persone, senza quei medici, oggi non sarei qui – racconta la donna – non potrei godermi le cose belle della vita, la mia famiglia. Mi domando come sia possibile rivolgersi con arroganza, con superbia, a chi ogni giorno mette tutto se stesso per salvare i pazienti. Capisco la paura di chi si sente malato e vorrebbe guarire, ma non concepisco le proteste continue, le pretese. Siamo di fronte a un sistema che dobbiamo tenerci stretti. E questi medici non sono affatto i mostri che vengono dipinti». Manrica, infatti, rammenta «le telefonate continue e gli auguri di Natale che mi sono stati fatti dagli ospedali, a dimostrazione che sono persone speciali. Io, nel mio piccolo, ho deciso di far loro un regalo con tanto di letterina».

Lei non vuol dire cosa c’è dentro quei pacchi, anche se non ci vuole un investigatore per capirne la forma e la sostanza: a Manrica piace dipingere... «Ma non voglio rovinare la sorpresa. Spero solo che gradiscano e che apprezzino il gesto». —


 

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