Gioco
La passione, i sogni e le speranze deluse il Sessantotto racchiuso in un libro di poesie
L’ultima raccolta di versi di Domenico Lombardi dedicata alla stagione della rivolta studentesca e della sua giovinezza
LA RECENSIONE
Terminano con la fine dell’anno le celebrazioni, le rammentazioni, del ’68, anno che siglò un’epoca di fermenti, suggestioni, creazioni e chimere non solo e soltanto politiche ma anche per la cultura, per l’arte, per la vita quotidiana. Il ’68 fu per Viareggio cornice di due eventi esemplari: la contestazione alla Bussola e il caso Lavorini, vicende connesse perché nel rapimento con uccisione del piccolo Ermanno vi fu chi vide una conseguenza di idee degenerative tant’è che si inquisirono parecchi noti esponenti della politica locale, tutti marcatamente di sinistra. Ma il ’68 fa anche da trama di un gradevole e inquieto libro di poesie di Domenico Lombardi (“Il ’68 e dopo. Mimose ed.) che fu buonissimo sindaco a Pietrasanta ed esercita la professione di medico specializzato in pediatria e neuropsichiatria infantile.
Il libro è prefato, con lettura intelligente e puntuale, da Giuseppe Cordoni, poeta e scrittore di lunga esperienza e larga e meritata fama.
Cosa c’è nelle poesie di Lombardi? C’è più che un’analisi articolata e matura di quel vasto apocalittico ciclone ideologico che fu il ’68, un affiorare di fulgenti ricordi, un riporto di immagini, belle, esaltanti, di quando soprattutto i giovani, allora, indossarono jeans ed eskimo e si buttarono in strada, sulle barricate e in corteo, mano nella mano con compagne ridenti, per immaginare una rivoluzione, un’esaltazione collettiva, che dall’America a Parigi a Milano e a Praga, avrebbe dovuto portare, tra slogan e cartellonistica creativa, la società edenica, giusta, perfetta, sognata.
A Viareggio vi fu, come ovunque, l’occupazione delle scuole, classico e scientifico, e l’inaugurazione di comitati di lotta. Sorsero gruppi come Potere Operaio e Lotta Continua. La notte di Capodanno davanti alla Bussola vi fu un subbuglio assai violento, con relativa sparatoria, e si ebbe una vittima, Soriano Ceccanti, che venne colpito da un proiettile nella colonna vertebrale e rimase paralizzato. L’onda lunga si protrasse poi, vi furono incidenti ai comizi fascisti in piazzale Margherita, e quando scoppiò il funesto e tragico caso Lavorini, da parte di alcuni inquirenti si cercò di accusare e criminalizzare un’intera generazione, tentando di dimostrare come potessero essere degenerati, anche sessualmente, coloro che si riconoscevano in idee progressiste.
Nelle poesie di Lombardi certamente la cronaca non appare. Ma il clima del ’68, quelle atmosfere trascinanti e generose, vengono allineate e da parte di Lombardi, più che osservate, giudicate con occhi severi e lucidi, dove ben si mostra come quelle passioni siano state non solo spesso abbandonate ma anche tradite. Così nell’animo suo prevale un’amarezza sonora, un punto di vista, colorato di bandiere, fiori, flash rapidi, che esprime un accoramento paterno verso quella stagione passionale che poco generò ed anzi ha riempito piazze e istituzioni di foglie secche. Succedendo alla chimera il peggio, il banale, l’avventuroso, i tanti pericoli del quotidiano.
La poesia di Lombardi è politica. Così come scrissero poesie Mario Luzi ed Alda Merini in tempi recenti. Ma Lombardi non conduce il rimare in un arengo pubblico, non fa discussione aperta contro altri. Porta invece in sé, in un solitario rimuginare da eremo, una dolente riflessione sulla morte di quella vicenda che ha suscitato un dopo che davvero pare fatto di mostri. Vi è angoscia, patimento, addolorato spasimo nella poesia umbratile di Lombardi, che lascia alle spalle della sua lunga esperienza di sindaco un tramonto di speranze deluse. Epperò in un’altra delle sue migliori poesie, quella che si intitola “Che bello”, ammette alla vita “un’alba senza fine” fatta di concerti di cicale, sfilate di ulivi silenti, profumi di limoni, sfiorare di velieri in un paesaggio versiliese che, nonostante tutto vi passi, rimane scintillante, epico, godibile anche quando la Storia maiuscola non ti passa più accanto, percorre altre strade e si va ad infilare in appassiti ritorni di pigrizia.
Il libro di Lombardi è corredato da opere pittoriche di Vito Bresciani, recentemente scomparso, che dipingeva opere di realismo esistenziale e nuova figurazione. Malinconiche, sofferte, impressioniste. —
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