Il Tirreno

Versilia

l’annuncio del sindaco durante il consiglio 

Palazzo civico a rischio sismico: traslocano gli uffici di Querceta

Tiziano Baldi Galleni
Palazzo civico a rischio sismico: traslocano gli uffici di Querceta

È emerso dagli studi di vulnerabilità realizzati dal Comune sugli edifici pubblici. Polizia municipale, protezione civile e associazioni dovranno cambiare sede 

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QUERCETA. La sede del comando di polizia municipale, il centro operativo della protezione civile e l’ufficio di riscossioni tributarie, lasceranno palazzo civico a Querceta. Fra qualche settimana saranno trasferiti, molto probabilmente, nell’area ex Pellerano al di sopra della ferrovia, in via Monsignor Fascetti dove il Comune ha in disponibilità alcuni spazi pubblici. La sala Cope (dove vengono fatte riunioni), invece, è già stata chiusa. Il palazzo civico di piazza Matteotti a Querceta, come la scuola Frediani del capoluogo, non ha infatti superato la perizia dei tecnici relativa ai “carichi verticali”, cioè quelli che garantiscono la capacità dei pavimenti di sostenere pesi. Inoltre necessita di interventi importanti di adeguamento sismico. In altre parole, anche se un rischio crollo non c’è secondo i tecnici, gli uffici devono traslocare.

L’annuncio

La notizia è stata comunicata ieri sera dal sindaco di Seravezza, Riccardo Tarabella, durante l’ultimo consiglio comunale del 2018. Il 21 dicembre, l’ingegner Riccardo Feliciani ha depositato al Genio givile gli esiti dello studio – l’ultimo degli edifici pubblici di Seravezza – sulla vulnerabilità sismica. «Il palazzo al momento può continuare ad accogliere le associazioni e le loro attività ma, come immaginavamo, necessita di interventi strutturali», spiega il primo cittadino. È proprio la parte dell’edificio verso mare che ha maggiori problemi (quella delle associazioni) e riguardano soprattutto i solai. Le associazioni si trovano a piano terra e nel seminterrato. Mentre le stanze ai piani alti dovranno essere comunque alleggerite. Potranno continuare invece ad essere utilizzati: la sala lettura, l’ufficio dell’Unione dei Comuni e forse anche la sede della Pro Loco di Querceta.

Lo studio

«Nella sua relazione – prosegue il sindaco – il tecnico indica due possibili scenari operativi: l’attuazione di un vero e proprio adeguamento sismico, se riteniamo di voler continuare ad impiegare l’edificio come sede di servizi strategici quali la polizia municipale e la protezione civile; oppure quella di un adeguamento statico e miglioramento sismico se invece decideremo di declassarlo a funzioni ordinarie. In ogni caso, visto l’impegno economico previsto (circa 2, 3 milioni di euro nel caso dell’adeguamento sismico), si imporrà una valutazione più ampia rispetto a quella puramente tecnica della messa in sicurezza». Riccardo Tarabella ha fatto anche un’altra ipotesi durante il consiglio comunale: con la solita spesa è possibile demolire il palazzo e ricostruirlo totalmente con volumetrie minori ma che consentirebbero comunque di riportare tutti i servizi a Querceta. «Il dispiacere è forte – ha commentato Tarabella – perché questo è il cuore vitale di Querceta, e questa situazione aggrava la fruibilità del centro. Sarà un’attività molto rapida di valutazione, per poi partire con le iniziative per far sì che questo palazzo abbia presto una sua ristrutturazione».

I rischi

Il palazzo – secondo il tecnico – «ha evidenziato criticità già in condizioni statiche, cioè alla verifica del fabbricato sottoposto ai carichi verticali». Sulla scorta di quanto emerso però nei numerosi sopralluoghi, nel corso dei quali non sono stati rilevati nella struttura «dissesti, lesioni o cedimenti fondali tali da confortare i risultati negativi provenienti dal calcolo», il professionista ha realizzato ulteriori studi basandosi non più sulle condizioni di carico teoriche imposte dalle normative, ma sulle reali condizioni di utilizzo del palazzo. «Premesso che la struttura dovrà essere assoggettata ad interventi per poter essere utilizzata in futuro alla luce di queste ultime considerazioni si può tranquillamente sostenere che in condizioni ordinarie, soggetta ai soli carichi verticali ed evitando concentrazioni di carico con convegni ed assemblee, non manifesta criticità tali da consigliare lo sgombero immediato, che potrà essere effettuato con una congrua programmazione nei mesi a venire».

Il trasloco

I primi uffici perciò a lasciare l’ex casa del Fascio saranno quelli della polizia municipale, della protezione civile e di riscossioni tributarie. «Con un’adeguata programmazione – spiega il Comune – e tenendo conto delle esigenze delle associazioni che hanno sede nel palazzo, verranno successivamente decise le ulteriori azioni». A tal proposito la consigliera di minoranza Elena Luisi ha sottolineato durante il consiglio che «si tratta di un palazzo storico del Comune e quindi ha anche una valenza storica importante. Potremo tentare di chiedere finanziamenti all’Accademia delle Belle arti».


 

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