Gioco
Alla pizzeria O’Sole mio la cena per i senzatetto «Solo un piccolo gesto»
I fratelli Ascione: «Non è un peso, è nello spirito nostro e della città» Pollo, cous-cous e lasagne per far sentire meno sole decine di persone
l’iniziativa
Bum, bum. “C’è un cuore che batte”. E non smette mai di farlo, neppure a Natale. Le virgolette per definire il nome dell’iniziativa che O’ Sole mio realizzerà la sera del 25 dicembre. Per il tredicesimo anno consecutivo il ristorante di via Mazzini «aprirà le porte alla solidarietà - come si può leggere sulla locandina ben visibile all’entrata – e, più concretamente, ai senzatetto. Quelli che il sole da intendersi metafora sono purtroppo abituati a vederlo poco o niente, ma stavolta almeno, sì. Intenso, mica pallido. «È un piccolo gesto a fronte delle sofferenze che queste persone vivono quotidianamente durante l’anno, un modo per donare un po’ di gioia. Per noi non è affatto un peso. Anzi, lo facciamo con enorme piacere», racconta Alfonso Ascione, titolare assieme al fratello Pasquale. Sentimento di umana generosità talmente profondo da coinvolgere anche i dipendenti – tutti napoletani d’origine – al punto che «uno di loro ha posticipato il ritorno a casa pur di dare una mano a preparare la cena di Natale. E per noi partenopei, si sa, la famiglia è un valore speciale». Già, la famiglia. C’è chi, la sua, non la vede da chissà quanto tempo. O, peggio ancora, l’ha persa. Ed oggi vive solo e tale si sente. Dormendo dove capita, su una panchina o cumuli di cartone, con una coperta per coprirsi dal freddo e sopra la testa nessun tetto. Un portico, se va bene, altrimenti il cielo. Martedì sera, però, quell’idea di famiglia non dovranno accontentarsi di raffigurarla nella propria mente, poiché loro stessi, i senza fissa dimora, ne saranno parte, incontro di generazioni, culture e usanze differenti. Da (ri)scoprire e condividere. Anche grazie al rituale di solidarietà che si ripete da O’ Sole mio. Ogni anno, tutti gli anni. Complicato stimare con esattezza quante persone vi parteciperanno. Svariate decine, forse un centinaio, in base al passato.
«Si presentano anziani, adulti e giovani – prosegue Ascione – alcuni abitualmente, altri per la prima volta. Il numero è rimasto all’incirca il solito, però sono aumentati gli stranieri». Ed è proprio in funzione delle diverse nazionalità dei meno fortunati che verrà preparato il menù per la cena di Natale. Questione, soprattutto, di religioni. E dei divieti che impongono a chi in esse crede, relativamente a determinati alimenti. «Cucineremo pollo, cous-cous e ovviamente le lasagne», precisa Ascione con la serenità nell’animo (e nel tono di voce) di chi nel significato dell’iniziativa che porta ininterrottamente avanti dal 2006 crede incondizionatamente. «Noi ci teniamo davvero a dare un segnale – conclude – Siamo arrivati a Viareggio quasi vent’anni fa e non c’è mai stato un giorno in cui ce ne siamo pentiti. Anzi, siamo contentissimi. È una città che si è dimostrata aperta e accogliente, per questo la sentiamo nostra». —
G.N.
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