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Supermarket della droga alla luce del sole: a Viareggio finiscono in cella 17 persone
Il blitz della polizia dopo due mesi di indagini. Per sgominare la banda anche agenti sotto copertura: ecco chi sono gli arrestati
VIAREGGIO. Dopo due mesi di appostamenti, di riprese video e operazioni sotto copertura, si sono tirate le fila dell’operazione “Souk 2018”. Un’operazione antidroga che ha portato in carcere 17 persone. A illustrarla, alla procura di Lucca, il procuratore Pietro Suchan, il Pm Aldo Ingangi, il questore Vito Montaruli, il commissario capo della squadra mobile Silvia Cascino, il commissario capo di Viareggio Giovanni Calagna e Giuseppe Gilberti dello Sco.
Un’operazione nella quale si è fatto un ampio ricorso allo strumento dell’arresto “ritardato”. In sostanza un arresto non eseguito, in presenza di un reato, per non compromettere il proseguo delle indagini. In totale 25 le persone indagate, per una sfilza di reati che valevano complessivamente 57 “arresti ritardati”. Per 17 dei 25 indagati ieri mattina è scattata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere (e di questi 17 ne sono stati arrestati al momento 11). I rimanenti 8 erano interessati dal provvedimento di arresto ritardato, ma per 6 di loro l’arresto è diventato effettivo.
In totale le porte del carcere si sono aperte realmente, per 17 persone, tutte magrebine. A essere sottoposti a ordinanza di custodia cautelare in carcere tre tunisini (Abid Aimen, 20 anni; Kais Ajengui, 34 anni, e Ahmed Hamdi, di 28 anni) e 8 marocchini, ossia Abaelouahed Aqasbi (37 anni) Adel Bariri (23 anni), Kalid Bariri (28 anni), Mohssine Benama (27 anni), Mohamed Brak (23 anni), Redoine Hatouf (45 anni), Noureddine Karbal (34 anni) e Hicham Laaouina (33 anni). L’arresto ritardato invece ha interessato sei persone: i marocchini Jarir Abdlrani (28 anni), Said Albai (25 anni), Bouazza Maoufth (45 anni), e i tunisini Radhouane Mathlouthi (28 anni), Kamel Elsouidi (35 anni) ed El Moez Maalaoui (43 anni).
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Gli arresti sono arrivati dopo una lunga attività di indagine, che si è concentrata su tre zone ritenute le principali piazze dello spaccio viareggino. Una era rappresentata da una piazza vera e propria, piazza D’Azeglio, a due passi dalla Passeggiata, e dove si trova il capolinea degli autobus in cui il gruppo garantiva un servizio praticamente continuato di rifornimento ai consumatori di droga, un “servizio” intensificato con la riapertura delle scuole, visto che in zona si trova anche il liceo classico e che (vedi articolo a fianco) tra i “clienti” non mancavano i giovanissimi, sfruttando aiuole e fioriere per nascondere la droga.
Le altre due zone, nemmeno a dirlo, erano rappresentate dalle Pinete di Levante e di Ponente, e qui l’attività investigativa si è rivelata particolarmente difficile, come è stato spiegato in conferenza stampa, anche per la perfetta conoscenza dei luoghi da parte degli spacciatori e le molte possibilità offerte dall’ambiente per nascondere la droga e per non farsi individuare. Cocaina e hashish gli stupefacenti che andavano per la maggiore, anche se non mancava l’eroina nella “lista delle forniture”.
A dare un colpo all’attività del gruppo un’operazione di carattere nazionale, che a Viareggio ha portato però a risultati particolarmente soddisfacenti. L’attività delle forze dell’ordine ha permesso di entrare dentro i meccanismi dell’attività di spaccio, con gli agenti sotto copertura che, fingendosi clienti, erano riusciti a conquistare la fiducia degli spacciatori.
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