Il Tirreno

Versilia

Operato dopo un malore, ora cerca chi lo ha salvato: «Sono stati i miei angeli»

Matteo Tuccini
Rino Navari, a destra il pronto soccorso dell’ospedale Versilia
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Rino Navari, a destra il pronto soccorso dell’ospedale Versilia

Rino Navari venne soccorso in strada da un passante che chiamò il 118:  «Lo racconto grazie a lui e al personale sanitario: vorrei ritrovarli tutti» 

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PIETRASANTA. Rino ha mani forti da tuttofare: «Ci potrei costruire una casa da solo», dice con orgoglio. Un sapere artigiano, quello che è conservato nelle sue mani e nella sua testa. E che ha rischiato di andare perso per sempre un mese fa. È successo tutto in pochi minuti, quando Rino Navari, 69enne di Valdicastello Carducci, è salito sull’Ape dopo una mattinata di pesca e non riusciva più a muoversi e a parlare. «Se non ci fossero state le persone che mi hanno aiutato – dice – oggi non sarei qui a raccontarlo. Ecco perché faccio un appello: voglio ritrovarli e ringraziarli tutti. A partire dall’uomo che ha chiamato il 118 e di cui non conosco il nome».

Rino si è sentito male il 25 novembre scorso. «Era domenica mattina, intorno alle 10 – racconta – mi trovavo al pontile di Forte dei Marmi dopo aver fatto un po’ di pesca. Sa, sono un appassionato». Una passione come quella per il suo lavoro artigiano, a metà strada tra il muratore e l’idraulico.

Rino sale sull’Ape, parcheggiato non lontano dal pontile, e sente che qualcosa non va. Riesce a mettere i piedi all’interno dell’abitacolo, ma poi i piedi non si muovono più. Per un attimo tutto si annebbia e quando si vede di fronte un uomo che gli chiede: «Scusi, ma si sente bene?», lui non riesce a rispondere. No, non sta bene. Il passante chiama il 118 e sul posto si fionda l’ambulanza per portare Rino al pronto soccorso del Versilia. «Nel frattempo – dice Rino Navari – un’infermiera che abita vicino casa mia, che si chiama Ilaria Moriconi, viene a sapere che avevo avuto questo malore. Anche lei dà una mano: chiama i colleghi del pronto soccorso, si rende disponibile. Io, intanto, ho ricominciato a parlare dopo una mezz’oretta di blocco totale».

In medicina d’urgenza vengono svolti tutti gli accertamenti. Da cui emerge la necessità di un intervento chirurgico. «Una dottoressa, Cinzia Marchetti, mi ha spiegato tutto con gentilezza e professionalità – dice Navari – Ha telefonato sette volte all’ospedale di Livorno per prendere contatto con i colleghi e stabilire il giorno dell’operazione. Al Versilia mi sono sentito coccolato come altre volte, intendo in altri reparti, non mi era capitato». Il 29 novembre Rino viene dimesso e il 10 dicembre si sottopone all’operazione in neurochirurgia a Livorno. «L’operazione – spiega Rino – è andata bene e cinque giorni dopo sono tornato a casa. Ora mi sento in buona forma e aspetto gli ulteriori accertamenti, per avere la certezza che il decorso stia procedendo nella maniera giusta».

Però Rino vuole ringraziare «i medici e in generale tutto il personale sanitario sia del Versilia che dell’ospedale di Livorno, perché mi hanno fatto sentire ospite di un hotel a 5 stelle. Sono stati premurosi e impeccabili. Purtroppo non conosco tutti i loro nomi: vorrei saperli e ringraziarli uno ad uno. Ma soprattutto vorrei salutare quell’uomo, credo di 45-50 anni, che mi ha aiutato per strada. Faccio un appello tramite Il Tirreno: chi si riconosce in questa vicenda si faccia vivo, voglio stringergli la mano». 


 

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