Gioco
Sfondano la sala slot con la Jeep a tutto gas Dopo la rapina danno l’auto alle fiamme
Colpo da 8.000 euro a Bicchio: i banditi erano tre, incappucciati e armati di mazze. Illesi un dipendente e un cliente
Quando la Jeep Renegade romba nel piazzaletto della sala slot di Bicchio sono circa le 23 di una serata gelida come poche a Viareggio. A bordo dell’auto tre uomini incappucciati e armati di mazze. Dall’interno della sala slot un dipendente si accorge delle manovre di avvicinamento e cerca di sbarrare l’ingresso. Ma è tutto inutile: il bandito alla guida preme l’acceleratore e si dirige verso l’accesso principale. La Jeep, come un proiettile nel petto, squarcia tutto. Fermi tutti, è una rapina. E non è un film.
l’auto bruciata
Colpo gobbo mercoledì sera nella zona artigianale di Bicchio-Cotone, di fronte alla rotonda di svincolo dopo l’uscita della Variante: il bottino, non ancora certo, è stimato in 8.000 euro circa. Rapidità, freddezza e modi fanno pensare a una banda di professionisti. Gente del mestiere che dopo il colpo ha dato fuoco alla Jeep, il cui scheletro è stato abbandonato a due passi dal centro di raccolta rifiuti di Sea, non distante dal luogo della rapina. In questo modo, niente impronte: lo insegnano anche i film sui gangster. Poi la fuga sulla Variante Aurelia con un’altra auto, di un complice che aveva il compito di fare da tassista. La Jeep era stata rubata pochi giorni fa in una carrozzeria a Madonna dell’Acqua (frazione del comune pisano di San Giuliano Terme): da qui, oltre che dai filmati delle telecamere, parte l’indagine dei carabinieri comandati dal capitano Edoardo Cetola.
il tentativo precedente
Dall’indagine filtra un altro particolare interessante: la sala slot era già stata attaccata la sera precedente alla rapina. Ma i banditi, in quel caso, non erano riusciti a centrare l’obiettivo e si erano dati alla fuga. Non è chiaro se fossero gli stessi, ma il sospetto forte c’è. Su questo episodio indaga la polizia.
l’assalto nel buio
La modalità della rapina riuscita, con un’auto usata come ariete, ricorda tristemente certi attentati terroristici. Ma con l’ideologia fondamentalista non ha nulla da spartire. Qui il Dio da servire è il denaro e in una sala slot, si sa, ce n’è parecchio. Lo devono aver pensato anche i malviventi, che hanno preparato il piano da un po’. Magari monitorando i movimenti di denaro sul posto. Il giorno scelto è un freddo mercoledì sera, quando la sala non dovrebbe essere particolarmente piena. Infatti all’interno, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ci sono solo un dipendente e un cliente, quest’ultimo però in una sala che è piuttosto distante in linea d’aria dall’ingresso. Nessuno dei due avrebbe riportato conseguenze dall’accaduto. È lì, sull’entrata principale con il baldacchino, che i fari della Jeep Renegade puntano decisi. Il dipendente vede l’auto che sgomma e sterza nel piazzaletto, capisce che qualcosa non va. Sbarra l’ingresso nel tentativo di difendersi. Ma è tutto inutile: quando l’auto sfonda tutto, aprendo la sala slot come un guscio, l’uomo vede scendere tre banditi con il passamontagna e con le mani guantate che stringono delle mazze. L’uomo si allontana per mettersi in salvo, loro non parlano e ovviamente mostrano subito che non ce l’hanno con lui: vogliono la cassa, che si trova in una specie di box. Lì c’è l’incasso, il bottino a cui puntano i malviventi: 8.000 euro. Una volta messi in saccoccia i soldi i tre ripartono a bordo della Jeep, che poi abbandonano poco lontano, in zona Sea. Lì l’auto viene bruciata e avviene il rendez-vous con il complice. Che li fa salire sulla sua auto per la fuga verso la Variante Aurelia e – si ipotizza – verso l’autostrada.
le indagini
I carabinieri hanno acquisito i filmati della videosorveglianza e stanno cercando di recuperare ogni possibile dettaglio che possa aiutarli. Al momento l’unica certezza, oltre alle telecamere, è la provenienza della Jeep, di proprietà di un autonoleggio dell’aeroporto di Pisa e che si trovava, nella notte tra il 16 e il 17 dicembre in cui è stata rubata, nell’Autocarrozzeria 2000 a Madonna dell’Acqua. I rapinatori, dandole fuoco, hanno dimostrato di aver visto almeno “Quei bravi ragazzi” di Martin Scorsese. In quel film l’autista del furgone usato per la rapina si scorda di bruciarlo e viene ucciso per punizione. Qui un errore del genere non è stato fatto. —
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