Il Tirreno

Versilia

Quei quattro roghi che hanno segnato la storia di Viareggio

Paolo Fornaciari
Quei quattro roghi che hanno segnato la storia di Viareggio

Il fuoco è un elemento ricorrente nelle tradizioni locali dalle baldorie per festeggiare i santi alle tragedie della città 

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Il fuoco è un elemento ricorrente nella storia e nelle tradizioni viareggine. Alla luce dei falò accesi davanti al mare, la gente di Viareggio attendeva con speranza il rientro dei velieri nel porto canale. Poi, intorno alla seconda metà del Seicento si facevano baldorie per celebrare la festa di Sant’Antonio da Padova, patrono della comunità. Grandi fuochi accesi nella notte furono il segnale della rivolta che nel maggio 1799 i viareggini, al grido di “Viva Maria”, organizzarono nel tentativo di un’insurrezione che voleva l’unione alla Toscana o la proclamazione di una repubblica viareggina. Infine, ci sono i fuochi che nella storia di Viareggio hanno un ruolo importante e drammatico, valenze di metafora e simbolo, con ripercussioni collettive che hanno avuto effetti sull’immagine e l’immaginario della città e su coscienze e cuore dei suoi abitanti.

A questi fuochi Giuseppe Cordoni ha dedicato una raccolta di poesie “Una città segnata da quattro roghi”, anche se nella “premessa” avverte che per «una riflessione più accurata sulla dimensione mitopoetica della storia viareggina» i temi trattati sono cinque. Il volume, pubblicato da Bandecchi & Vivaldi nella collana “Le mimose”, è impreziosito dai disegni di Brunello Baldi.

Un rogo di legna di pino, il 16 agosto 1822, sulla spiaggia, in località “alle due fosse”, arse il corpo di Percy Bysshe Shelley, che il 18 luglio il mare aveva abbandonato sulla spiaggia, trasfigurato dalla lunga permanenza in mare. Con quel fuoco Viareggio aveva stabilito un’ideale ed inscindibile congiunzione con la Storia, che l’aveva consacrata a predestinato “luogo del mito”.

Poi c’è il fuoco delle baldorie, che dal 1854 infiamma le strade di Viareggio e che nasce come momento di ringraziamento collettivo per “grazia ricevuta”. Nel 1854 il colera che si diffuse in Toscana, colpì con impressionante virulenza anche la nostra città. Nei giorni che precedevano la festa della natività della Madonna padre Pucci, il “Curatino”, invitò il popolo a pregare la Vergine affinché si realizzasse un miracolo. L’epidemia cessò improvvisamente e per tutti questo fatto non fu visto come un casualità. Così la sera del 7 settembre di quel 1854 tutta Viareggio si riunì intorno al tabernacolo ai piedi del ponte di Pisa per ringraziare la Vergine, pregando e celebrando la festa con fuochi e baldorie che illuminarono il cielo per tutta la notte.

Poi, nel 1917, mentre infuriava la prima guerra mondiale un incendio scoppiato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre avvolse le strutture lignee della Passeggiata e incenerì un tratto della “Passeggiata” che rappresentava una sorta di tempio della belle époque viareggina. L'immane rogo fu un grave colpo per la città che seppe comunque reagire. Gli edifici furono subito ricostruiti, anche se non fu possibile ricreare la magica atmosfera che vi aleggiava intorno.

Poi, c’è l’incendio che nella notte del 29 giugno 1960 distrusse gli hangar, che si trovavano al termine delle vie Verdi e Cairoli, dove si costruivano i carri del carnevale. Il fatto interessò la stampa nazionale che si interrogò sulla continuità della manifestazione. Ma quasi cento anni di storia non potevano andare in fumo. Così a tempo di record, nel 1961 il Carnevale si presentò di nuovo sui viali a mare. Un carro di quell’anno, intitolato “Più bello e più grande che prima”, sottolineava lo spirito di rinascita della manifestazione.

Infine il fuoco è legato a un dramma senza precedenti. Nel 2009, di nuovo nella notte del 29 giugno, un treno che trasportava un carico di gpl ha deragliato, trasformando la stazione di Viareggio nell’anticamera dell’inferno. Alle 23,48, il cielo si è illuminato di lingue di fuoco che rapide hanno arso uomini e cose. È stata un’immane tragedia, un dolore indicibile: 32 esistenze cancellate in un attimo dalla loro e dalla nostra quotidianità. —



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di Redazione web