La protesta
Calano le donazioni e il sangue manca: operazioni a rischio all’ospedale Versilia
L’Asl: emergenza per i gruppi 0 negativo e A negativo Il primario Porta: può darsi che ci siano regole da rivedere
VIAREGGIO. Emergenza sangue, operazioni chirurgiche a rischio. Da alcuni giorni in Toscana - e la Versilia non fa eccezione - si registra una carenza. Grave. Dei gruppi Zero negativo e A negativo, in particolare. «Per questo consideriamo necessaria l’attivazione dei donatori, per evitare blocchi nelle attività interventistiche come siamo riusciti a fare fino ad oggi», è l’appello lanciato dal dottor Piero Palla, responsabile dell’Area Medicina trasfusionale per l’Asl Toscana nord ovest, secondo cui «l’importante è che i donatori non abbandonino la loro abitudine di venire a donare prima delle festività natalizie» perché «i malati purtroppo non vanno in ferie e la richiesta rimane costante». E coinvolge anche chi appartiene al gruppo AB, considerato donatore universale di plasma. Richiesta correlabile alla (triste) realtà fotografata dai dati relativi al centro trasfusionale dell’ospedale Versilia: si dona sempre meno.
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Le donazioni sono in costante calo dal 2012, così come i donatori, abituali e nuovi. NUMERI preoccupantiNel 2012 furono 7.716 i donatori - di cui 914 nuovi - per un totale di 13.850 donazioni. Da lì si è verificata una progressiva discesa: nel 2017 si sono presentate al centro trasfusionale dell’ospedale Versilia 6.595 persone (1.121 in meno rispetto a cinque anni prima). Di queste, 638 per la prima volta (-276), 12.150 i prelievi complessivamente effettuati (-1.700). Ma almeno un dato in controtendenza c’è: l’indice donazionale, ovvero il rapporto tra il numero di donazioni e quello di donatori attivi. Era 1,79 nel 2012, è salito a 1,84 nel 2017, «nettamente superiore rispetto al valore regionale», sottolinea Euro Porta, direttore del centro trasfusionale dell’ospedale Versilia. Va tenuto presente che il limite massimo per gli uomini in un anno solare è di 4, per le donne di 2. Anche per il 2018 il quadro non è particolarmente entusiasmante. Anzi. Da gennaio a ottobre sono state rilevate 9.673 donazioni (636 in meno rispetto allo stesso periodo del 2017) effettuate da 5817 donatori (-341), l’indice è rimasto stazionario (da 1,67 si è passati a 1,66).
La speranza è rappresentata da chi intraprende per la prima volta il percorso di donazione: 626 nei primi dieci mesi del 2018 a fronte dei 638 di tutto il 2017. La prospettiva che per la prima volta dal 2014 questo dato possa tornare a crescere è concreta. «Appartengono perlopiù alla fascia d’età tra i 18 ed i 25 anni», specifica Porta.
«Vi sono opinioni e pareri discordanti sulle motivazioni di questo calo - prosegue il primario - alcuni ritengono che abbiano influito l’adeguamento delle disposizioni sui requisiti di qualità e sicurezza, con una dilatazione temporale tra una donazione e l’altra per chi, ad esempio, ha viaggiato in determinati Paesi, ma il Decreto ministeriale risale al 2015, mentre il trend negativo è cominciato nel 2012. Altri, invece, sospettano che possa aver inciso la donazione differita». Chi dona per la prima volta in assoluto dopo una pausa di (almeno) due anni, deve presentarsi due volte al centro trasfusionale: una per sostenere gli esami, la seconda per il prelievo. «Per evitare che si formino lunghe code all’ingresso, come accadeva in passato, utilizziamo l’ "AgenDona", un sistema che ci consente di gestire al meglio le prenotazioni. Siamo aperti tutte le mattine, domeniche comprese», spiega Porta.
Secondo il direttore del centro trasfusionale dell’ospedale Versilia la progressiva diminuzione delle donazioni ha anche una matrice sociale. «Quando si verificano eventi drammatici, come i terremoti, si attiva un meccanismo di solidarietà, cosa che non accade invece in una situazione ordinaria». Per Patrizio Rossetti, presidente di Avis Viareggio, «al di fuori dei donatori abituali, vi è una generale disaffezione all’altruismo».
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