Il Tirreno

Versilia

Balneari divisi sui 15 anni di proroga «È come gettare la palla in tribuna»

Matteo Tuccini
Balneari divisi sui 15 anni di proroga «È come gettare la palla in tribuna»

C’è chi esprime soddisfazione cauta, ma non mancano gli scettici: «Solo una manovra elettorale»

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«Una palla lanciata in tribuna: speriamo che nessuno la rilanci subito in campo». Ma c’è chi la vede ancora peggio: «Si tratta solo di una manovra elettorale». L’annuncio del ministro leghista Gianmarco Centinaio sui 15 anni di proroga alle concessioni balneari ha fatto esultare alcuni appartenenti alla categoria, ma la maggioranza si dimostra ancora fredda. Perché i “se” e i “ma” restano molti.

Ricapitoliamo: la Lega ha reso noto un emendamento alla manovra finanziaria che, se passerà il voto del Parlamento – l’intera manovra è ancora in discussione – allungherà le concessioni delle spiagge, oggi in scadenza al 31 dicembre 2020, al 31 dicembre 2034. I 15 anni, infatti, scatterebbero dal 1° gennaio 2019. I Cinquestelle, a differenza della Lega, vogliono mettere le spiagge a gara, anche nel 2034. Ma non è questa l’incognita più grande. La proroga cozza con la sentenza della Corte di giustizia europea del 2016, che ritiene illegittimi i continui rinvii italiani sulla questione Bolkestein. Ora come reagirà l’Europa? Lo ha spiegato lo stesso ministro Centinaio pochi giorni fa: «Al 99,9% ci sarà una nuova procedura d’infrazione».

«Se l’Unione Europea boccia la proposta del Governo, siamo pronti a tornare a Bruxelles», ruggisce Emiliano Favilla, il “pasionario” dei balneari. Ma anche uno dei più scettici. «Perché il Governo che tolse il rinnovo automatico delle concessioni dei balneari era targato Berlusconi-Lega – dice – Questo risultato dei 15 anni, che io definisco mezzo, non può e non deve farci stare tranquilli». Assieme a Favilla è sceso in piazza molte volte Maurizio Vespa (bagni Panoramic a Lido): «È solo una manovra elettorale – dice – L’Unione Europea boccerà questa proroga, non potrà fare altro perché c’è una sentenza della Corte di giustizia che lo impone. Ci sarà una procedura d’infrazione e la Lega darà la colpa a Bruxelles. Poi si presenterà alle Europee per incassare. E noi nel 2020 andremo a fare le aste o gare pubbliche».

Oreste Giannessi del bagno Nettuno la mette sul calcistico: «È un po’ come gettare la palla in tribuna, sperando che nessuno la rimetta subito in campo. Restiamo cauti, anche se ringraziamo Lega e Cinquestelle». Per Pietro Guardi, presidente dei balneari di Viareggio, «è una boccata di ossigeno, tenuto conto dell’imminente scadenza del 2020: una soluzione che dà respiro, ci permetterà di continuare a lavorare per scongiurare una volta per tutte gli effetti pregiudizievoli della Direttiva Servizi, oltre a far ripartire gli investimenti». Anche Pierfrancesco Pardini, referente di zona del sindacato Sib Confcommercio, si dice moderatamente soddisfatto: «È un piccolo passo, una battaglia vinta. Ma il nostro problema non è risolto e l’attenzione è massima». Più convinto l’appoggio della Cna, che esprime «forte soddisfazione»: «Siamo pronti – dice Andrea Giannecchini – a lavorare al tavolo tecnico promosso dal ministro Centinaio per una soluzione definitiva». —



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