Gioco
Tutti d’accordo col ministro: «Meno compiti nelle vacanze di Natale»
I dirigenti scolastici favorevoli ad una riduzione del carico di lavoro a casa: «Sacrosanto che gli studenti tirino il fiato per qualche giorno»
IL DIBATTITO
Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti annuncia l’invio di una circolare per sensibilizzare i professori e ridurre i compiti da assegnare per le vacanze natalizie. I dirigenti scolastici degli istituti superiori versiliesi sono di parere favorevole, seppur con qualche distinguo. Tutti, comunque, concordano su un punto: la scarsa utilità dell’eccessivo carico di lavoro da svolgere a casa in un periodo piuttosto breve – due settimane circa – da dedicare piuttosto alla famiglia e al riposo. «E’ sacrosanto non gravare i ragazzi – afferma Mario Regali, dirigente scolastico del liceo classico Carducci di Viareggio -, ho sempre accettato mal volentieri l’idea di dover svolgere dieci versioni di latino o greco durante le vacanze di Natale e anche da insegnante è una pratica che ho preferito evitare, come quella di obbligare a leggere più libri, specialmente durante l’estate. Non è in questo modo che si agevola l’avvicinamento alla lettura. Gli eccessi sono sbagliati in ogni caso».
Far prevalere il buon senso è la linea comune, razionale gestione di una fase nella quale «bisogna lasciare agli studenti i loro spazi necessari», sottolinea Maria Rosaria Mencacci, preside dell’Istituto tecnico commerciale Piaggia. «L’attenzione, in tal senso, non è mai mancata, non da parte nostra almeno. E lo conferma il fatto che, per fortuna, in questi anni nessun genitore è venuto a lamentarsi per i troppi compiti che i loro figli sono chiamati a svolgere. Di contro, però, è anche sbagliato staccare totalmente».
Vi sono poi casi particolari che determinano un differente approccio allo studio al di fuori dell’orario scolastico: uno su tutti quello del liceo sportivo, composto da quegli alunni che per buona parte del pomeriggio sono impegnati negli allenamenti. La preside dell’Iis Galilei-Artiglio Nadia Lombardi, pure lei favorevole alla linea soft dettata dal ministro Bussetti, ricorda come, paradossalmente, «talvolta si sia verificata la situazione opposta», in riferimento alle domande nello specifico rivolte dai genitori. «Ho sempre ritenuto più corretto concedere agli studenti il tempo di ricaricarsi in vista della seconda parte dell’anno scolastico. In fondo, i giorni realmente sfruttabili sono davvero pochi, se si tolgono 24, 25, 26, 31 dicembre, 1 e 6 gennaio».
E poi c’è chi, come il liceo Chini-Michelangelo, in un certo senso la circolare del ministro dell’Istruzione l’ha anticipata. «Da noi il primo quadrimestre in realtà è un trimestre, la cui chiusura coincide con l’ultimo giorno di lezione prima delle vacanze di Natale – spiega la dirigente scolastica Sandra Pecchia -, al rientro procediamo con gli scrutini e di fatto comincia il secondo periodo di valutazione. E’ una scelta che portiamo avanti già da qualche anno, con il larghissimo consenso degli insegnanti e dei genitori, un modo per far sì che gli alunni non accumulino altro stress».
Secondo Regali, dei compiti a casa «se ne parla da mezzo secolo, ma negli anni '70 la discussione riguardava l'opportunità di non programmare compiti e interrogazioni per il lunedì, permettendo così ai ragazzi di non trascorrere la domenica sui libri». A suo giudizio rimane comunque un argomento da non sottovalutare in quanto «elemento centrale del modello formativo italiano», ritenuto a tutt'oggi valido, utile principalmente «per garantire agli alunni una progressiva autonomia allo studio, propedeutica al percorso universitario, fermo restando che dalle lezioni in classe con le spiegazioni del professore non si può certo prescindere».
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