Il Tirreno

Versilia

storie del mondo dello spettacolo 

L’impresario che dalla Versilia ha lanciato le star di tv cinema e musica

Adolfo Lippi
L’impresario che dalla Versilia ha lanciato le star di tv cinema e musica

Nel libro scritto insieme al giornalista Enrico Salvadori Fernando Capecchi rievoca una lunga stagione di successi

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VIAREGGIO. Quattro star della televisione italiana ebbero in Viareggio e nella Versilia il loro trampolino di lancio. Sono: Adelmo “Zucchero” Fornaciari, Carlo Conti, Leonardo Piaraccioni, Giorgio Panariello. Lo ricorda in un succoso libro (“Saluta tutti” edizioni Eri-Rai) Fernando Capecchi, impresario di fiuto finissimo, scritto con lo scrittore e giornalista Enrico Salvadori, per tanti anni capo della redazione viareggina della Nazione e dominus delle cronache mondane della nostra riviera.

Le storie e le vite dei quattro moschettieri del video, della canzone e del cinema, si intrecciano con la vivacissima vicenda dello spettacolo italiano post-anni ’70, quando, a ridosso del mito di Sergio Bernardini che portò la Versilia alla glorie della tv subito dopo gli anni ’50, emersero altri condottieri, primo fra tutti Gherardo Guidi, proprietario della Capannina, e poi appunto Capecchi che di Guidi fu spesso collaboratore primario e lo affiancò in imprese sfavillanti.

Cominciamo con Zucchero, uno dei numeri uno della canzone italiana. Iniziò la sua vicenda a Castrocaro. Il festival era stato inventato da uno degli assi della musica, quel Gianni Ravera a cui si devono le migliori edizioni di Sanremo. Capecchi era braccio destro di Ravera in Toscana, gli trovava, da autentico talent scout, i volti emergenti, autori e cantanti. Capecchi si era fatto le ossa alla casa del popolo di Ramini, frazione di Pistoia, ma, come tutti i toscani del tempo, aveva per palcoscenico la Bussola di Focette che frequentava per intere estati. Ora nei pressi del locale, a Marina di Massa, il babbo di Zucchero, che ancora si chiamava Adelmo Fornaciari, aveva una bottega di frutta e verdura. Ma Adelmo, chitarra alla mano, smaniava per la canzone. Già era entrato nelle grazie di Carmelo Santini, leggendario manager delle orchestre di Viareggio (era stato con Aldo Valleroni tra i primi a credere nel dopoguerra nelle fortune della Versilia by-night), e Adelmo alla guida di una vecchia e cadente Opel Rekord scorrazzava nei localetti mettendosi in mostra. Ma l’incontro con Capecchi, a Riccione, gli fu una grazia. Perché Capecchi lo presentò a Ravera e tutto filò fino a Castrocaro (io di quel festival feci la regia per due anni) e poi Sanremo. Con interludio: Adelmo, che prese a chiamarsi Zucchero, con la canzone “Donne” fece la sigla di un programma tv di Carnevale, a Viareggio. Me lo indicò Renuccio Bastoni, altro fine segugio di talenti, lo spettacolo lo lanciò definitivamente.

Capecchi era (ed è) un mago nelle scoperte. Viaggiando in locali dai nomi avventurosi, la Nuvoletta di Ponte Buggianese, il Verdi di Chiesina, la Pergola di Borgo a Buggiano, Il Gattopardo di Castelfiorentino, a cavallo di una rombante Vespa, divenne prezioso per un altro grande big dell’impresariato italiano, Bibi Bellandi (ha firmato i più grossi show della Rai degli anni ’70 al 2015). E con Bibi, presero il via tre nuovi astri: Conti, Pieraccioni, Panariello. Furono trovati tra Firenze e Massa e Capecchi li riunì in un trio che avrebbe avuto gran fortuna (e tutt’ora ce l’ha).

Il debutto avvenne in Versilia con una trasmissione “Aria Fresca”, che fu prodotta da Gherardo Guidi e fu lanciata dal canale tv di Cecchi Gori Video Music. Da lì partì la loro lunghissima avventura: Conti, grazie al direttore di programmi Rai-per ragazzi Luciano Scaffa, fece “Big” a Torino (mia la regia) poi presentò Miss Italia e dopo anche Sanremo. Pieraccioni debuttò in Rai con “Vamos a Bailar” (mia la regia) su Rai1, poi conobbe Rita Rusic compagna di Cecchi Gori, e fece due film di ragguardevoli incassi, “I laureati” e “Il Ciclone”. Panariello debuttò nel programma “Portomatto” (scritto da Ranuccio Bastoni, da me diretto) e poi, grazie a Mario Maffucci e Agostino Saccà, due importantissimi dirigenti Rai, realizzò la trasmissione “Torno subito” che lo consacrò definitivamente.

Cento e mille piacevoli episodi vengono raccontati da Capecchi e Salvadori in questo libro dove Viareggio e Versilia spuntano da ogni poro. Capecchi con Guidi fece celebri trasmissioni di carnevale, con Patty Pravo al Caffè Margherita e a Bussoladomani e poi Guidi lo chiamò al Festival delle Orchestre di Trento che per tre anni fece tendenza e presentò un Roberto Benigni clamoroso e persuasivo (fino a lì era stato sempre visto come alternativo e rischioso). Insomma questo “Saluta tutti”, che rievoca l’epopea di un impresario di prima grandezza (ora è perfino grande ufficiale), è per la Versilia quasi un diario di famiglia di un’epoca, quella dopo Bernardini, abbastanza dimenticata. E invece davvero produttiva, per lo spettacolo, di frutti di pregiati.


 

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di Redazione web