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Quattro ettari di eternit poggiati sui tetti

Tiziano Baldi Galleni
Quattro ettari di eternit poggiati sui tetti

L’indagine effettuata tramite un drone che ha sorvolato tutto il territorio. L’amministrazione comunale ne solleciterà la rimozione ai proprietari

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SERAVEZZA. Ci sono 39 mila metri quadrati di coperture in eternit (fibrocemento con amianto) su un totale di 322 tetti a Seravezza. È quanto emerso dall'operazione messa in atto dal Comune nei mesi scorsi: sono stati mappati, attraverso il drone di una società specializzata tutti i fabbricati e le abitazioni presenti per scovare i tetti contenenti amianto. Fra questi ci sono alcune aziende di grandi dimensioni. Il Comune invierà agli interessati una comunicazione per sollecitarne lo smaltimento o la sostituzione delle coperture. Circa il 30% dei 39 mila metri quadrati di cemento con fibre di amianto è distribuito su 7 capannoni, che da soli fanno poco più di 10 mila metri quadrati.

Numeri che sembrano alti, ma va chiarito – come sottolineato dal settore ambiente del Comune - che se contestualizziamo queste cifre, Seravezza rispetto alla maggior parte delle realtà d’Italia è al di sotto della media. Gli uffici stanno ancora analizzando i dati prodotti e c’è un altro fattore da tenere in considerazione. Il lavoro è stato svolto dalla ditta Aerodron Srl di Parma, incaricata dall’amministrazione con bando pubblico per circa 11 mila euro. Il drone non solo è stato in grado di identificare da solo le coperture in eternit, ma grazie a un particolare algoritmo le ha anche classificate per grado di fatiscenza. Quindi alcuni tetti sono in situazione di rischio, altri invece sono stati messi in sicurezza e bonificati con vernici certificate.

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L’operazione del censimento dell’amianto è stata voluta dall'assessore all'ambiente Dino Vené, per perseguire e far continuare ad essere Seravezza una delle cittadine più virtuose d’Italia e rispettosa dell’ambiente. «Vorrei che Seravezza diventasse un comune in cui non ci siano più coperture in amianto – spiega Vené - così si è deciso di fare questa indagine approfondita incaricando un’azienda che aveva gli strumenti per farlo».

Un drone ha passato al setaccio tutti i tetti, riconoscendo con una telecamera quelli composti con fibre di amianto. Di 322 coperture identificate, 188 sono inferiori a 50 mq, e 7 superiori agli 800 metri quadrati. Il resto sta in mezzo a queste due unità. «Questa indagine conoscitiva precisa del nostro territorio - aggiunge Vené - adesso ci permette di sapere dove sono e a chi appartengono le strutture. Fra queste ci sono alcune aziende dismesse e abbandonate, per cui l’amianto presente rappresenta maggiormente un pericolo».

L’amministrazione contatterà tutti i proprietari. Non potrà obbligarli a rimuovere questo rifiuto speciale, essendoci anche costi da sostenere. Ma cercherà di sollecitarli, anche grazie all'aiuto di agevolazioni e contributi messi a disposizione dalla Regione. Si spingerà soprattutto in quei casi in cui ci sono situazioni di maggior degrado e pericolo per i cittadini. Il potenziale rischio dell'amianto è infatti dipeso dall’eventualità che siano rilasciate fibre nell’ambiente che potrebbero essere inalate. «Ad esempio in occasione di eventi calamitosi, come quello del fortunale del 5 marzo – concludee Vené –, avere coperture del genere è sempre un pericolo». È stato provato che l´insorgere di patologie tumorali – come il mesotelioma - può verificarsi anche con basse esposizioni.


 

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