Gioco
L’esempio di Bologna con Lucio Dalla ha incantato il mondo...
viareggio. Tutto nasce da una delle canzoni più amate, “L’anno che verrà”, di uno dei cantautori più amati, Lucio Dalla. È la classica canzone che arriva al cuore di tutti, con un inizio semplice eppure folgorante: «Caro amico ti scrivo...», più famoso del titolo stesso della canzone. L’abbiamo sentita centinaia di volte, ogni volte sentiamo un tuffo al cuore, tra la malinconia e il sentirsi a casa. Merito del grande Lucio.
Fatto sta che l’idea di abbellire via D’Azeglio a Bologna, dove viveva l’artista, con le parole della sua canzone ha fatto centro. Le luminarie speciali di Bologna hanno colpito l’immaginario e sono finite dovunque.
Come tutte le cose che sfondano, dal punto di vista comunicativo, non sono mancate le lamentele di chi ha sempre bisogno di non sentirsi a casa. Fatto sta che da questa luminaria speciale anche “Il Tirreno” ha preso spunto. Nella rubrica “Sarò breve” il vicedirettore Fabrizio Brancoli ha lanciato l’idea che anche nelle nostre città e nei nostri paesi si metta ciò che hanno detto i maestri e i pensatori di cui un territorio come la Toscana, e la Versilia in particolare, è ricca. Non a caso, appena saputo della cosa, le amministrazioni comunali versiliesi hanno cominciato a sfornare nomi e frasi a più non posso. Mostrando un’attenzione alla storia e alla cultura del territorio che sono la formula per sentirsi ancora se stessi, in un mondo sempre più impazzito, senza per questo osteggiare l’altro, il diverso. Anzi: illuminando le nostre parole, quelle che emozionano e che ci rappresentano, facciamo vedere chi siamo e da dove veniamo. Sperando che la strada dove andremo sia meno ignota, grazie alle parole a farci da guida con il loro bagliore. —
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