Gioco
Il pullman è troppo pieno E gli studenti restano a terra
Il viaggio-odissea del Tirreno fra disagi e disservizi del trasporto pubblico locale L’autobus non si ferma: e per raggiungere Lucca siamo costretti a fare l’autostop
«Aspetta di arrivare a Massarosa e Quiesa, vedrai quanti rimangono in strada». A parlare è Marco, studente viareggino dell’istituto agrario di Lucca. È seduto in una delle ultime file in fondo all’autobus delle 6. 52, uno dei due mezzi della Ctt Nord che da piazza D’Azeglio a Viareggio percorrono la tratta extraurbana che, attraversando il monte Quiesa, porta fin a Lucca, sede di istituti frequentati da molti versiliesi. Ha appena 18 anni ma conosce bene la situazione dei pendolari che da Viareggio e Pietrasanta (da dove partono altri due bus per la stessa corsa) si recano a Lucca. È lui a farci da guida in un breve tour che Il Tirreno ha voluto sperimentare accanto agli studenti dopo le tante segnalazioni raccolte nei giorni scorsi.
LA RESSA IMPROVVISA
Saliamo a bordo in piazza D’Azeglio, partenza in orario. Sono pochi i presenti ma solo «perché bisogna arrivare nel punto della calca» ci spiega Marco. L’area, tra Massarosa e le fermate alle pendici del Quiesa, dove neppure tre mezzi (che dovrebbero essere quattro, ma di quest’ultimo ieri non abbiamo riscontrato traccia) riescono a gestire il gran numero di passeggeri. Tanto che gli autisti spesso finiscono per non aprire le porte e lasciare a piedi quelli in eccesso. «Non gliene faccio una colpa – ammette Marco – non se la sentono: alla fine è loro la responsabilità nel caso succeda qualcosa. Però per quel che paghiamo è un servizio che non è sufficiente: tra autobus extraurbano e navetta per raggiungere la scuola – ci rivela – pago 58 euro al mese di abbonamento. La mia ragazza, a Pavia, paga 15 euro all’anno e senza tutti questi disagi».
Già a Pian del Quercione l’autobus inizia ad affollarsi ma è proprio attraversando Massarosa che la ressa, tutt’un tratto, diventa pressante. Dietro di noi sopraggiunge il secondo bus partito da Viareggio, ci supera mentre siamo fermi ad una fermata affollata.
C’è chi rinuncia. «Prendo il prossimo» si sente dire con tono rassegnato mentre le porte si richiudono; alle spalle arriva il mezzo partito da Pietrasanta: in una manciata di minuti i tre gli autobus si congiungono in pochi di metri.
Intanto di posti a sedere nemmeno se ne parla più: il corridoio centrale è pieno di ragazzi in piedi, zaini in spalla. Chi vuole ripassare o stare comodo deve accontentarsi e sedersi (in barba ai cartelli di divieto) sugli scalini di uscita. Spostandosi ogni qual volta la porta torna ad aprirsi.
IN MEZZO ALLA STRADA
Decidiamo di rischiare e di provare a salire sull’autobus che ci segue. Abbandonata Quiesa salutiamo Marco e scendiamo alla fermata al bivio per Compignano. «In bocca al lupo» ci augura mentre abbandoniamo il bus e ben presto capiamo il motivo. Al passaggio del terzo mezzo l’autista neppure si ferma: continuando a guidare ci fa cenno – con fare dispiaciuto ma perentorio – che non può più far salire nessuno. Dai vetri possiamo constatare la folla di passeggeri, accalcati come in un carro bestiame. Ci lascia in mezzo alla strada e non siamo i soli: mentre aspettiamo ai margini della carreggiata notiamo passare diverse auto con a bordo studenti accompagnati dai genitori. Con tutta probabilità quelli che non ce l’hanno fatta, arrivati in ritardo o rimasti in fondo alla calca, costretti a chiamare mamma e papà. A noi, invece, non resta che fare l’autostop. –
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