Gioco
Ibrima: «Per cercare un futuro ho lasciato casa superando il deserto»
VIAREGGIO. Ha la faccia pulita, un sorriso appena velato e parla un italiano a pezzi e bocconi con un chiaro accento versiliese. Si chiama Ibrima Saidy (nella foto in alto insieme all’assessore Tomei), ha 21 anni e dal 2014 vive in Italia. Ha lasciato la sua famiglia in Gambia sperando di trovare un futuro migliore, un lavoro. Lontano dalla sua casa. Dopo essere entrato nel sistema d’accoglienza adesso lavora come cuoco in un ristorante della Darsena e prima faceva lo stesso lavoro per un albergo di Torre del Lago.. Racconta la sua storia al microfono cercando di far capire esattamente il senso di speranza che aveva nel momento in cui ha dovuto dire addio a tutta la sua vita per imbarcarsi in un’avventura che non sapeva dove lo avrebbe portato.
«Già da piccolo dicevo ai miei genitori che volevo lasciare il Gambia - dice - avevo 11 o 12 anni. I miei non riuscivano a capire perché volessi partire, da noi non c’è la guerra come in altri paesi. Ma io vedevo che i miei fratelli andavano a scuola, si laureavano e non riuscivano a trovare lavoro: rimanevano esattamente dove erano. Io invece volevo essere indipendente, andare via da casa dei miei e l’unico modo era lasciare il Paese. Lì non c’era niente per me». Così, quando ha avuto 16 anni Ibrima è partito con i pochi soldi che aveva verso il Nord: destinazione Europa.
«Avevo provato a chiedere di entrare in scuole di Londra ma è stata una perdita di tempo e di denaro - continua - ho superato mille avversità e il deserto per raggiungere la Libia. Lì non è stato facile. Ho dovuto chiamare mia madre perché i soldi erano finiti. Quando ripenso al barcone su cui sono arrivato in Sicilia, ho paura. Che incosciente sono stato. Se avessi trovato lavoro in Libia, sarei rimasto lì. Io potrei tornare al mio paese quando voglio - spiega - ma per fare cosa? Tornerei alla stessa situazione che ho lasciato. Io volevo un futuro migliore, per questo sono venuto in Europa».
Ibrima critica molto quelli che su internet se la prendono con i migranti: «Quando mi collego vedo molte persone che si lamentano perché dicono che non facciamo niente e che passiamo le giornate a bighellonare - dice - ma la verità è che non siamo tutti così: io, per esempio, sono venuto in Italia per lavorare, per darmi da fare, non per perdere tempo. Il mio obiettivo è essere indipendente, avere un lavoro e vivere la mia vita come un comune cittadino: voglio alzarmi, andare a lavorare e tornare a casa conducendo un’esistenza tranquilla». —
C.B.M.
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