Gioco
Protesi dannose: saranno le aziende che le hanno create a pagare ogni spesa
Ecco quali sono le case produttrici con cui l’Asl è in trattativa per il rimborso delle cure mediche e i risarcimenti ai pazienti
Saranno le aziende che hanno prodotto le protesi d’anca al cobalto, ritenute potenzialmente pericolose per la salute dei pazienti, a pagare ogni spesa futura: dagli esami di accertamento alle cure mediche, fino al riconoscimento dei possibili danni causati da questi impianti. I soldi verrebbero destinati all’Asl, che sta sostenendo il programma di richiamo dei pazienti con protesi al cobalto (circa 200 in Versilia), ma anche ai diretti interessati. Ammesso che gli stessi non facciano una richiesta di risarcimento danni per conto proprio, che a quel punto prenderebbe altre strade.
È in corso in questi giorni, infatti, una trattativa che vede da una parte del tavolo la Regione Toscana e l’Asl, dall’altra le case multinazionali produttrici di questi impianti. I marchi delle multinazionali al tavolo delle trattative sono Zimmer-Biomet, Johnson&Johnson, Smith&Nephew, Stryker, Permedica, Wright e Lima. I dirigenti della sanità pubblica si fanno forti di un precedente, quello della DePuy (società del gruppo Johnson&Johnson), che anni fa ha ritirato il modello Asr, ritenuto difettoso. La stessa DePuy ha ammesso, come riportato alcuni giorni fa dal Guardian, di aver versato milioni di sterline al Servizio sanitario britannico per riesaminare e rioperare pazienti che ne avevano avuto necessità. Esiste, inoltre, una giurisprudenza favorevole all’esborso economico delle aziende produttrici quando gli apparecchi medici sono difettosi.
Con queste premesse, e con la consapevolezza che difficilmente queste multinazionali potranno sottrarsi al pagamento, l’Asl sta ragionando su modalità e entità del rimborso delle cure mediche e degli eventuali danni. A quanto potrebbe attestarsi questa cifra? L’anno scorso, quando esplose il caso, l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi parlò di uno stanziamento tra i 900.000 euro e il milione per richiamare tutti i pazienti interessati, circa 3.500 in Toscana. Ma quella cifra viene considerata superata: quasi certamente si andrà oltre solo per fare gli esami necessari. Che non sono pochi, senza considerare la possibilità che si debba sostituire la protesi.
I pazienti richiamati, con le lettere in arrivo probabilmente a gennaio, dovranno fare una visita ortopedica con una valutazione dei dolori e del rumore articolari: il cosiddetto “clic”. Poi dovranno sottoporsi a un esame, la ionemia, per accertare la presenza di cobalto e cromo nel sangue. Verranno eseguite radiografie ed ecografie dell’anca. Nel caso in cui si accerti la presenza di un problema verrà eseguita anche la risonanza magnetica. Poi l’eventuale nuova operazione chirurgica per mettere un’altra protesi. Tutte le prestazioni saranno a ticket zero per il paziente. I soldi li metterà la Regione, appunto. In attesa che i produttori rimborsino.
La campagna di controlli, avviata su spinta del primario di ortopedia del Versilia Mario Manca, è seguita passo passo da Tommaso Bellandi, dirigente Asl Nordovest per la sicurezza del paziente. Lo stesso Bellandi spiega che, in base alle prime verifiche svolte, «danni dalle protesi al cobalto si registrano in un caso su 10». Il più frequente è la cosiddetta carie dell’osso, un’infiammazione del punto dove c’è la protesi. Ma si rischiano anche danni agli organi causati dalla presenza eccessiva di cromo e cobalto nel sangue, rilasciati da impianti che sono, appunto, fatti di questi due metalli.
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