Gioco
Pietrasanta si stringe intorno a Cuarón: sold out e applausi per l’anteprima di “Roma”
Strette di mano, abbracci e immancabili selfie per il regista messicano. E un’intera compagnia teatrale ha acquistato 53 biglietti per il film
PIETRASANTA. Una festa. Nel nome del cinema e, perchè no, di Pietrasanta. Già perchè quella andata in scena ieri sera al teatro comunale - platea e galleria con ogni posto occupato o quasi e lunghe file davanti al botteghino alla ricerca degli ultimi biglietti - non è stata solo la celebrazione del talento di Alfonso Cuarón e del suo ultimo film, Roma, premiato con il Leone d'Oro a Venezia, ma anche e appunto la festa di una comunità che conosce e apprezza il regista messicano. E così dalle parti del teatro, sempre ieri sera, oltre alle alte sfere di Netflix - che distribuisce il film non senza polemiche con gli esercenti delle sale cinematografiche - hanno risposto presente gli amici di paese di Cuarón - per i quali lo stesso regista aveva riservato alcune decine di posti - inclusi i compagni di classe dei due figli che studiano a Pietrasanta. Come una rimpatriata in famiglia.
Del resto nel 2014, dopo l'incetta dei 7 Oscar per Gravity, Cuarón decise di organizzare una proiezione nel cinema con vista su piazza Duomo portando in dote due statuette alla sua città d'adozione. Viatico a quella cittadinanza onoraria conferita, da lì a poco, dall'allora sindaco Domenico Lombardi.
Al rintoccare delle 21 di ieri Cuarón si è così affacciato in zona teatro, ha salutato, stretto mani, ringraziato, sottoponendosi a qualche selfie di ordinanza per poi rivolgersi, per un saluto, a tutti i presenti. Poi, sul grande schermo, ha preso forma il suo viaggio a ritroso nella memoria, scandito da quelle immagini in bianco e nero che hanno affascinato e coinvolto i giurati in laguna nei mesi scorsi. E dopo i titoli di coda, Cuarón è tornato su palco ad incontrare la sua gente. E non solo la sua gente, visto che le sale brulicavano di critici cinematografici e televisioni specializzate.
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Del resto con Roma il regista ha riscosso il consenso degli addetti di settore in attesa del vaglio, su Netflix, a partire dal 14 dicembre, del pubblico. E lo ha fatto voltando lo sguardo a ritroso nel tempo, fino al quartiere messicano dove è cresciuto - appunto chiamato Roma - dedicando pensieri e sceneggiatura alla figura di Cleo, che poi altro non è che la rievocazione della ' tata' che lo ha visto crescere all'albore degli anni '70.
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Un film che vuole essere non solo una riflessione personale, ma anche il racconto di un risvolto sociale e politico di un momento complicato dell'allora vita quotidiana messicana. Trama e protagonisti che hanno, fin da subito, coinvolto una platea composta da persone provenienti anche dal resto della Versilia. Come i 53 attori del Teatro Rumore di Viareggio, diretto da Davide Moretti, che da giorni hanno prenotato i biglietti per la proiezione di ieri. Una compagnia che negli ultimi anni ha avviato centinaia di giovani proprio al teatro e da tempo in contatto, informale e sincero, con Cuarón. Come in modo, informale e sincero, Cuarón mantiene da sempre i contatti con la 'sua ' Pietrasanta.
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