Il Tirreno

Versilia

Politeama, addio all’ultimo, vero teatro: c’era una volta la Viareggio della cultura

Adolfo Lippi
Politeama, addio all’ultimo, vero teatro: c’era una volta la Viareggio della cultura

A Villa Argentina un incontro pubblico per parlare del presente e del futuro del glorioso contenitore. Cosa fare dell’immobile dopo il colpo di spugna dello storico gestore Scarpellini? In tanti vorrebbero che restasse un teatro. Ma incombe il fantasma dell’ennesimo negozio

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VIAREGGIO. Riaprire il teatro Politeama: si fa presto a dirlo. La discussione in città è rovente, le opzioni sono tante. Sono intervenuti perfino i grossi calibri, a cominciare da Stefania Sandrelli. Ma bisogna allineare le problematiche.

La concessione del teatro, ieri della famiglia Scarpellini, costa un canone di 150 mila euro all’anno da pagare al demanio marittimo. Poi vi devi mettere sopra il riscaldamento, il personale, le tasse per i diversi servizi. Significa che devi fare incassi per centinaia di migliaia di euro. Si recuperano?

Certamente è uno scandalo che Viareggio non abbia un teatro. Le antiche, sagge, leggi decretavano che per essere riconosciuti municipio una comunità doveva avere scuole, chiesa, ufficio postale, e teatro. E Viareggio di teatri ne aveva tanti.

Un po’ di storia la fece Glauco Borrella nel bel documentato libro Una stagione teatrale pubblicato anni fa per Maschietto Editore. Si cominciò nel 1838 con il teatro del palazzo reale affacciato su via San Francesco. Vi si fece la prima de “Il Talismano” di Giovanni Pacini, valentissimo musicista noto amico di Paolina Bonaparte e maestro della prima banda musicale della nascente città. Il teatro più volte rinnovato venne poi disastrosamente abbattuto dopo l’ultima guerra. Aveva 900 posti e un’acustica perfetta.

Vennero comunque, poi, per le stagioni estive, il Politeama e l’Eden di Ermete Zacconi. Il Politeama nacque nel 1901. Vi si svolsero eventi indimenticabili: dal comizio di Cesare Battisti a favore dell’intervento in guerra nel 1914 al controcomizio con Pietro Nenni contro la guerra di Libia. Poi, dopo l’ultimo conflitto, il Politeama accolse varie compagnie di opere liriche, buone stagioni teatrali, concerti (famoso quello del pianista Rubinstein) e le tradizionali e affollate “feste della Canzonetta”. Poi il vuoto. Nemmeno la trasformazione in sala cinematografica lo salvò così come non si salvò il Supercinema.

I motivi dell’abbandono sono noti e svariati: la trasmissione in tv, adesso perfino sui cellulari, di tutti i film (perfino di prima visione). Eppoi il non trascurabile trasferimento di popolazione dalla Viareggio storica, centrale, alla città periferica allargata dal Campo d’Aviazione a Pian di Mommio, da Bargecchia a Corsanico, da Torre del lago ai quartieri Migliarina e Varignano. C’è poi che nel centro e nella relativa passeggiata sono state vendute centinaia di case trasformate in seconde case. I proprietari vi vengono pochi giorni in stagione ed in inverno la Viareggio storica, specie la sera, è il deserto. Nemmeno i tradizionali caffè sul lungomare lavorano in ore serali o addirittura, come una volta, notturne.

Così chiude il Politeama. Ma cosa farne? Molti sono dell’idea di riaprirlo come teatro. Difficile si faccia avanti un privato (visti i costi di gestione). Difficile possa gestirlo il Comune già appesantito da debiti. Si potrebbe avere una gestione mista con l’invenzione di un cartellone efficace: compagnie di teatro, musica, centro culturale.

Epperò Viareggio nella “Gamc” di piazza Mazzini un proprio luogo di cultura pubblica e nonostante mirabili sforzi non è che venga frequentato più di tanto. Eppoi Viareggio già possiede tante librerie private e quando va bene di un libro best-seller se ne vendono non più di dieci copie. Non è che la città sia ignorante ma è che si usufruisce della cultura in altre maniere (internet, soprattutto).

Allora fare del Politeama un centro commerciale? Già ve ne sono, uno primario è l’intera Passeggiata, poi se n’è inventato un altro a piè del Cavalcavia e ne è previsto addirittura un terzo dov’era l’ex Salov. A che servirebbero altri negozi lungo il molo?

C’è chi immagina allora di trasformare il Politeama in una discoteca ma anche le sale da ballo (nonostante la riapertura de La Bussola) non vengono gradite dai giovani.

Così Viareggio ha davvero grossi problemi di trasformazione. Sono chiusi l’Excelsior al Marco Polo, la caserma dei carabinieri in via Foscolo, lo spazio abbandonato dell’ex Casa del Fascio in piazza Marconi, l’hotel di piazza Mazzini, la Villa Puccini, l’ex mercato dei fiori. Davvero l’elenco delle tristezze si fa lunghissimo. Comprende anche l’ex mercato detto “Piazzone”.

Allora Italia Nostra ha organizzato nel pomeriggio di sabato 1 a Villa Argentina (edificio meravigliosamente salvato dalla ex Provincia) un convegno. Il titolo è «Viareggio senza un teatro».
 

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