Gioco
La Cooperativa di Consumo che aiutò la Versilia a ripartire nel dopoguerra
Nel secondo volume dedicato all’azienda pietrasantina fatti, uomini e idee che accompagnarono la ricostruzione
LA STORIA
GiuCercando tra i cespugli della storia o anche nei semplici fatti quotidiani può riservare sorprese, a volte del tutto inattese. A me è capitato (eccome!) lavorando alla stesura del secondo volume sulla Cooperativa di Consumo di Pietrasanta dopo una ricerca in archivi e biblioteche andata avanti parecchi anni. Il libro (p. 482, Pezzini Editore) sarà presentato domani alle 17 in Sant’Agostino a Pietrasanta, relatori il prof. Umberto Sereni e il prof. Giovanni Cipollini. La mole di documenti e i densi avvenimenti relativi a “fatti, uomini e idee” che dal 1945 vanno fino alla metà del decennio successivo hanno letteralmente imposto di fermare a quel punto la narrazione rinviandone la conclusione a un successivo terzo tomo.
La pesante eredità della guerra e la difficile ricostruzione, il ritorno della libertà e della democrazia scandiscono, dunque, le pagine del libro, insieme ai tempi della rinascita della Cooperativa. Anni di lotte, di crisi e di ripresa che dall’autunno del ’44 portano alla metà degli anni Cinquanta quando iniziavano già a manifestarsi i primi fermenti di una nuova straordinaria stagione. Per la Versilia come per il resto del paese fu un decennio segnato dalle sofferenze della fame e della disoccupazione, dai bassi salari e dalle carte annonarie durante il quale la Cooperativa somministrò gratuitamente e quotidianamente centinaia di pasti caldi, offrì lavoro, portò solidarietà e conforto a migliaia di famiglie. Un’Azienda semidistrutta che rinacque velocemente, consolidandosi ed espandendosi. Solo un dato, per tanti aspetti emblematico: nel 1949 gli incassi dei 130 spacci e negozi Coop presenti nelle province di Lucca, Massa Carrara e Pisa sfiorarono il miliardo e mezzo di lire. Una cifra enorme per quel tempo che, insieme ai quasi 20mila soci, dà la reale misura del peso di questa Società cooperativa che, non a caso, era riconosciuta per importanza come la terza in Italia nel ramo del consumo.
Dentro a quel decennio ci sono i mille volti del dopoguerra versiliese: il ritorno dei partiti, le epurazioni, le durissime lotte dei cavatori e degli operai del marmo (della Versilia e della Garfagnana), le divisioni ideologiche e politiche e tutti i drammi di un’Italia che stentava a crescere ma che tenacemente voleva prima possibile scrollarsi di dosso miseria e arretratezza. Ci sono le figure nobili ed eroiche dei primi amministratori pubblici (i Benvenuto, i Tomagnini) accanto a quelle dei vecchi e nuovi cooperatori (i Marchi, i Ricci, i Petri, i Barattini, i Rebechi). Storie belle ma anche terribili, episodi di violenza e di sopraffazione opera di civili e di uomini in divisa, di sbandati e di banditi organizzati, l’intransigenza e il furore di popolo, il menefreghismo e il qualunquismo dilaganti. E poi le date storiche delle elezioni politiche del ‘48, dell’attentato a Togliatti, dei governi centristi, della “legge truffa” e quelle che segnarono la storia della Cooperativa: la fase unitaria (o “ciellenistica”) seguita dai tre anni di amministrazione delle sinistre e poi il successivo commissariamento dell’Ente. E in quell’arco di tempo, dal 1948 al 1954, si giocò tutto il futuro della Cooperativa di Pietrasanta, segnato, prima, dalla rottura dell’unità dei partiti antifascisti e, dopo, dal rapporto unitario ma conflittuale tra comunisti e socialisti. Da quello scarto derivò il mancato aggancio alla Lega delle Cooperative, la conseguente e miope rinuncia a rilevare una decotta Alleanza Cooperativa Livornese (che alla “Pietrasanta” avrebbe spalancato le porte della provincia labronica e molto probabilmente cambiato il corso della futura storia della cooperazione tirrenica) e, infine, la rivincita dei democristiani, estromessi dalla guida dell’Azienda, che imposero l’arrivo del commissario governativo (un ex repubblichino di nome Aurelio Bibbiani, spedito in Versilia dal governo De Gasperi dove rimarrà per 4 lunghi anni) che contribuì non poco a isolare l’Ente dal generale processo di crescita e di innovazione.
Una lunga storia che più avanti si concluderà nel 1967, sessanta anni dopo la nascita della Cooperativa di Consumo di Pietrasanta, in un paese completamente diverso, cambiato dai grandi mutamenti intervenuti nei costumi e nei consumi quando da tempo il grande capitale finanziario aveva spalancato le porte alla grande distribuzione e convinto gli italiani a “comprare all’americana”. —
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