Il Tirreno

Versilia

operazione oro forte 

Fiorentino e Iselli non rispondono al Gip. Gli avvocati: mole di atti da esaminare

Donatella Francesconi
Fiorentino e Iselli non rispondono al Gip. Gli avvocati: mole di atti da esaminare

Nell’inchiesta anche la parte sui furti messi a segno da un gruppo di albanesi: «Siamo passati da uno, era sveglio, ma ce l’ho fatta»

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VIAREGGIO. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti al Gip Antonia Aracri due degli arrestati nell’ambito dell’operazione “Oro Forte” portata a termine da polizia di Stato e guardia di finanza coordinate dalla Procura di Lucca (sostituto Procuratore Salvatore Giannino). Gennaro Fiorentino (il capo della famiglia cui facevano capo i Compro Oro, arrestato con moglie e figli) ed Alessandro Iselli (dipendente del Compro Oro di Viareggio sequestrato dalla Finanza) assistiti dagli avvocati Massimo Landi ed Enrico Marzaduri «hanno manifestato la volontà di chiarire», spiega Landi al Tirreno. «Ma la mola di atti è davvero importante», continua il legale, «e non abbiamo certo potuto ancora vedere tutto. Decideremo successivamente se rispondere o no al pubblico ministero». Per quanto riguarda la moglie di Fiorentino, la signora Serena Cioni, attualmente in carcere a Pisa, a ieri nel primo pomeriggio - è ancora l’avvocato Landi a parlare - «non era arrivata alcuna comunicazione».

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Le stesse forze di polizia che hanno operato - commissariato della polizia di Stato di Forte dei Marmi, Squadra Mobile della Questura di Lucca, guardia di finanza di Lucca - confermano che la mole del materiale raccolto è davvero importante. Anche per quanto riguarda intercettazioni telefoniche ed ambientali ed immagini delle telecamere posizionate in modo strategico. Per venire a capodi uno scenario complesso che comprende sì la produzione dei lingotti attraverso la fusione dell’oro rubato (lingotti che hanno valori dai 104.000 ai 30.000 euro circa, come emerge dalla carte di indagine), ma anche una serie infinita di furti messi a segno nel giro di pochi mesi del 2017 tra la Versilia Nord, la provincia di Massa Carrara e le zone della Liguria immediatamente confinanti. È la parte di indagine che coinvolge, tra gli altri, anche un gruppo di cittadini albanesi residenti a Massa. Non tutti i colpi loro contestati risultano effettivamente riconducibili alle persone indicate dagli inquirenti, secondo l’ordinanza del Gip Aracri, ma ce n’è abbastanza per incastrarli su più di un colpo messo a segno.

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In un quadro che vede il gruppo esprimersi così a proposito delle proprie vittime: «Il problema è che alle due si possono fare due case al massimo...Senti, siamo passati da uno stronzo...era sveglio... ma ce l’ho fatta a tagliargli una rete...Ho fatto di tutto per tagliargliela».

Nelle denunce sinteticamente riportate nell’ordinanza, a Pietrasanta come a Forte dei Marmi, a Pozzi, a Sarzana, spesso i ladri vengono messi in fuga dalle vittime che si alzano nel cuore della notte e cominciano a gridare. È l’otto luglio 2017 quando il gruppo di stranieri decide di agire a Pietrasanta, in una zona dove le abitazioni sono vicine ad un canale. Come va a finire lo raccontano le intercettazioni: «A Pietrasanta abbiamo fatto solo i soldi per la macchina...». Il perché è presto detto: «Si sono svegliati i vicini...Due vicini stavano urlando...Si è svegliato tutto il quartiere...Quello stava dicendo “c’è qualcuno in giardino...”. Si sono svegliati e avvisavano l’uno l’altro: “Oohhh, ladro, bastardi...C’è il ladro qui, c’è il ladro qui...ladro in zona, ladro in zona...”».

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Alla 4,50 del mattino del 17 luglio 2017, dopo il colpo messo a segno in una abitazione di Pietrasanta, il gruppo di albanesi si organizza per piazzare la merce: 70 grammi d’oro erano da portare - si legge nell’ordinanza - «ad un gioielliere che aveva un laboratorio» e che - così l’intercettazione ambientale - «aspetta che li portiamo». Poi vengono divisi i 170 euro in contante trovati nell’abitazione.


 

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