Il Tirreno

Versilia

Tutto è partito dalla banda degli 89 furti in case e ville

Matteo Tuccini
Tutto è partito dalla banda degli 89 furti in case e ville

Razzie tra l’1 e le 5 del mattino, mentre i proprietari dormivano È stato il primo anello della catena che ha portato agli arresti

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Tutto è partito dalla banda degli 89 furti. Tanti i colpi che, secondo gli uomini del commissariato di Forte dei Marmi, sarebbero stati commessi da un gruppo di nazionalità albanese nel giro di quasi due anni in case e ville della Versilia. Oltre che nelle province di Massa e La Spezia. Raid veloci, tra l’1 e le 5 del mattino, arraffando tutto quello che era possibile prendere (oro, gioielli, borse, telefonini) mentre i proprietari dormivano: roba da professionisti, dicono gli stessi inquirenti. Che forniscono un ulteriore elemento, diciamo così, a sostegno del valore degli avversari: il numero di 89 furti sarebbe quello degli episodi accertati, in realtà i colpi sarebbero molti di più. Forse sopra cento.

Il primo sarebbe stato compiuto ad agosto del 2015. Nel luglio dello scorso anno l’arresto, da parte della polizia di Forte, di quattro componenti della banda. Tre vengono scarcerati quasi subito. Ma i poliziotti non mollano l’osso. Non lo molla chi li guida, il dirigente del commissariato Enrico Parrini. E non lo molla chi in quel momento dirige la sezione Anticrimine del commissariato fortemarmino, l’ispettore capo Fabrizio Tonioli, oggi in servizio a Viareggio. Da bravi sbirri tengono tutti la testa sulla traccia, perché hanno capito che la maggior parte dei furti in abitazione in zona potrebbero avere una sola, medesima origine. Le intercettazioni consentono di tenere sotto osservazione i presunti malviventi e da lì si arriva a due Compro oro della Versilia: uno in via Machiavelli a Viareggio e l’altro in piazza Carducci a Pietrasanta. Sono quelli gestiti dalla famiglia Fiorentino, finita nel mirino della maxi-operazione di polizia e Guardia di finanza illustrata ieri.

Nei punti vendita vengono fatte delle intercettazioni ambientali. È lì che la Procura di Lucca, con il sostituto procuratore Salvatore Giannino a coordinare la polizia giudiziaria, individua quelli che – secondo l’accusa – sarebbero i beneficiari dal punto di vista commerciale dei furti commessi nelle case. Ma non solo. Secondo quanto rivelano gli inquirenti ci sarebbero anche altre bande di ladri a finire nella rete: gente che portava il bottino nel Compro oro.

Proprio la collaborazione tra gli uomini del commissariato di Forte e la squadra mobile di Lucca, «con il ruolo decisivo del dottor Giannino che ci ha sempre spinto e dato la carica», dicono gli agenti, ha fatto luce sulla seconda fase dell’operazione. Una fase in cui, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe finita in trappola una presunta associazione a delinquere con un’intera famiglia arrestata, quella dei Fiorentino. A cui viene contestato il riciclaggio di chili e chili d’oro proveniente da furti, «per un volume di affari di oltre 550 mila euro documentato in soli 9 mesi di indagine».

L’episodio decisivo sarebbe avvenuto il 16 febbraio scorso: Gennaro Fiorentino (che non è titolare di nessuno dei due negozi, ma secondo la Procura è il deus ex machina) e Alessandro Iselli, dipendente dei Compro oro, all’incontro per l’ennesima cessione di oro ai compratori aretini, trovano gli investigatori di Lucca, Arezzo e Forte dei Marmi. In quella occasione vengono sequestrati un lingotto artigianale di 2.491 grammi e circa 70 mila euro in contanti.

«Quello stesso giorno, in Versilia, durante la perquisizione dei Compro oro di Viareggio e Pietrasanta – spiegano gli inquirenti – furono rinvenuti e sequestrati frammenti di monili in oro, tagliati e deformati, un piccolo lingotto artigianale di 159,9 grammi e orologi Rolex di provenienza illecita».

Per Procura, polizia e Finanza sono le prove decisive. Che fanno scattare gli arresti e le perquisizioni. —



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