Pluriservizi deve riassumere la dipendente licenziata
Secondo il giudice il provvedimento dell’azienda è da ritenersi «ritorsivo» La società annuncia che darà mandato agli avvocati per ricorrere in appello
Ci sono le email, i messaggi, le telefonate, le commissioni per il padre malato. Tutti elementi che scaglionano Maria Orsetti, la dipendente della Pluriservizi che fu licenziata con l’accusa di aver abusato dei limiti concessi dai permessi della 104, la legge che permette di assistere un familiare malato. Il giudice ha dato pienamente ragione alla dipendente condannando la società partecipata del Comune a reintegrare Orsetti al suo posto di lavoro e a pagarle tutte le mensilità di stipendio perse, con tanto di contributi. A questo si aggiungono 7.500 euro di spese processuali.
Gli avvocati Giulio Guarnieri, Oronzo Mazzotta e Raffaele Galardi hanno avuto ragione piena sulla Pluriservizi, assistita dall’avvocato Mario Andreucci. Praticamente una disfatta su tutta la linea per la decisione dell’amministratore unico della Pluriservizi Chiara Raffaelli che ha dichiarato: «Prendiamo atto della sentenza di primo grado. Abbiamo chiesto al legale un parere scritto in ordine alla sussistenza dei presupposti per proporre appello. Ogni mio atto compiuto è rivolto solo al conseguimento dell’interesse pubblico e al rispetto della legge». Insomma verrà chiesto l’appello.
La sentenza si riferisce a dei permessi concessi nell’agosto del 2017. Orsetti aveva ottenuto dei giorni come da legge 104 per assistere il padre malato. La Pluriservizi aveva commissionato a un’agenzia investigativa alcune indagini per verificare il corretto utilizzo di tali permessi. L’investigatore aveva registrato che la donna aveva impiegato parte del tempo per fare commissioni (come ad esempio l’acquisto di sigarette elettroniche per il padre o il disbrigo di faccende casalinghe) che secondo Pluservizi eccedevano i limiti della 104. Ma il giudice ha stabilito che fossero compatibili con l’obbligo di assistenza.
Il punto più controverso riguardava il fatto che Orsetti, secondo la ricostruzione dell’investigatore privato, in uno dei giorni di permesso era andata al mare. La donna si era stesa sul lettino per alcune ore a poca distanza da casa mentre il padre riposava a sua volta a casa sua. Il giudice ha stabilito che questa condotta «non appare contrastare con il concetto di assistenza a meno che non si voglia assumere che non sia possibile riposarsi per qualche ora nella giornata in cui il lavoratore ha chiesto di avvalersi dei permessi a poche centinaia di metri dalla casa dell’invalido».
Il giudice inoltre ha stabilito che il provvedimento di licenziamento è da considerarsi ritorsivo alla luce del rapporto conflittuale tra la Orsetti e la Raffaelli che «emerge dal quadro complessivo delineato nel ricorso, quadro che ha trovato conferma della documentazione prodotta».
Insomma, secondo il giudice, ci sarebbe stata da parte dell’amministratore unico un’ostilità causata da rapporti pregressi. Inoltre, si legge nella sentenza, «non appare destituita di fondamento la perplessità (espressa dalla Orsetti, ndr) riguardo alla nomina di Raffaelli che è passata senza soluzione di continuità dalla carica di presidente del collegio sindacale ad amministratore unico».
Soddisfatta Orsetti che dichiara raggiunta telefonicamente dal Tirreno: «Rimango in attesa di sapere quale sarà la reazione dell’azienda. Dalla sentenza devono passare 30 giorni per comunicare la mia posizione: sto valutando se accettare il reintegro al mio vecchio posto di lavoro». —
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