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Allarme dal San Camillo «Cinquanta posti a rischio»

Allarme dal San Camillo «Cinquanta posti a rischio»

Cinque milioni in meno alla clinica del Forte dopo i tagli decisi dalla Regione Ieri l’assemblea di medici e infermieri: «Speriamo nel ricorso al Tar»

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forte dei marmi. Il San Camillo è in agitazione: i tagli decisi dalla Regione potranno incidere in maniera pesante sull’organico della struttura sanitaria convenzionata. Almeno questo è il timore dei sindacati di categoria che ieri hanno indetto un’assemblea di tutta la forza lavoro delal casa di cura per discutere del futuro del San Camillo.

Il timore è che ci siano dalle 50 alle 60 persone, di tutto il personale, il cui lavoro potrebbe essere appeso a un filo. Lo spiega Marco Morbidelli della Cgil: «Al momento la proiezione, se si realizza quanto deve, è che decine di dipendenti dovranno tornare a casa - dice - quella di ieri è stata una riunione per mettere a conoscenza tutti della situazione che dovremo affrontare».

Qual è la situazione? Una delibera della Regione Toscana (la 1320 dell’8 novembre scorso) ha stabilito in maniera unilaterale i tetti massimi per le strutture sanitarie convenzionate: le Asl locali possono continuare a fare contratti con i centri ma viene deciso una cifra da spendere sulla quale non c’è possibilità di deroga.

«Solitamente quando si parlava di tetto si intendeva il regime convenzionale regionale e non extraregionale (ovvero chiamando professionisti da fuori Toscana, ndr) - spiega Morbidelli - questo significa che il nuovo limite comprende invece tutte le prestazioni. Per il San Camillo hanno previsto una cifra di poco inferiore ai 15 milioni di euro totali. Va messo in conto che il bilancio consolidato del 2017 è stato di quasi 21 milioni». Questo significa che la srl che gestisce il San Camillo non potrà semplicemente aumentare il fatturato per salvare i posti di lavoro ma dovrà necessariamente procedere a un taglio netto di quasi cinque milioni. Una riduzione che non potrà che avere ripercussioni negative sull’occupazione.

«Al momento la situazione non è definita - spiega il sindacalista - la società ricorrerà al Tar per impugnare la delibera della Regione. Nel caso il giudice amministrativa accetti il ricorso, il provvedimento potrebbe essere sospeso in attesa che venga deciso sulla sua opportunità. Questo significa che speriamo che venga concessa la sospensiva, altrimenti il provvedimento è da considerarsi immediatamente eseguibile. Abbiamo chiesto un incontro in Regione perché non è stato considerato il risvolto occupazionale di questa scelta Oltre al personale, c’è anche il punto sulla ricerca: se si tagliano i fondi, si tolgono risorse alla ricerca e all’innovazione che sono elementi essenziali di una struttura che non può avvalersi dell’eccellenza della medicina».

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