Sicurezza
Abitanti nel bosco assediati dai cacciatori
Un residente: «Abbiamo scelto di vivere qui, anche perché così possiamo lasciare liberi gli animali d’affezione. Tutte le volte che i cacciatori si scatenano ad un passo dalle case, tempo per loro»
corsanico. Domenica “blindati” in casa. Non per riposo, ma per non incappare nella caccia al cinghiale «che avviene a 50 metri dalla porta della mia abitazione», racconta al Tirreno Luca Diciolla, residente a Corsanico, sul versante che guarda Camaiore. «Siamo quattro abitazioni, tutte le bosco. Abbiamo scelto di vivere qui, anche perché così possiamo lasciare liberi gli animali d’affezione. Tutte le volte che i cacciatori si scatenano ad un passo dalle case, tempo per loro». . Oltre che per la propria incolumità e per quella dei familiari, perché non è detto che chi insegue il cinghiale fucile alla mano tenga conto che in quella parte di bosco ci sono case abitate, con persone ed animali domestici.
Non è la prima volta che accade - continua la testimonianza -: «Anche l’anno scorso ci siamo trovati nella stessa situazione di questa domenica. È un problema che davvero non sappiamo più come poter risolvere».
Ieri Diciolla si è rivolto ai carabinieri forestali, nel corso di una giornata in cui gli spari si sono fatti davvero intensi e vicini alla casa. «Quando sono arrivati, però, la battuta era terminata perché di tempo ne è passato». D’altra parte i forestali hanno sede a Lucca e sul territorio della Versilia, con colline e montagne, manca un presidio di questo tipo.
Chi abita nel bosco come Diciolla chiede che si trovi una qualche soluzione. Segnalando la presenza di abitazioni, o ponendo un vincolo a quella parte di territorio, o qualsiasi altra ipotesi sia possibile prendere in considerazione.
Quello che non è davvero possibile è trascorrere la domenica chiusi in casa per paura di prendersi un pallettone destinato a ben latro animale che quello a due gambe.
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