Il Tirreno

Versilia

Ammazzò la nonna di 103 anni: condanna ridotta

Matteo Tuccini

La tragedia a Lido di Camaiore: i giudici d’appello escludono l’aggravante della crudeltà. Da 16 anni di carcere la pena passa a 14 anni e 8 mesi

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LIDO DI CAMAIORE. I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Firenze hanno ridotto la pena inflitta a Enrico Formisano, 51 anni, già condannato in primo grado per l’omicidio della nonna di 103 anni, Concetta Conte. L’anziana fu presa a botte dal nipote, che viveva nella stessa abitazione a Lido di Camaiore, e morì dopo due settimane di agonia.. Formisano, assistito dall’avvocato Gabriele Parrini, è stato condannato a 14 anni e 8 mesi: la pena decisa in primo grado era di 16 anni. I giudici dell’appello hanno escluso le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti e della recidiva.

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La tragedia avviene nella notte tra la domenica 21 e lunedì 22 agosto del 2016. I carabinieri intervengono in un’abitazione di Lido dopo l’allarme al 112: quando arrivano trovano una scena allucinante. L’anziana è in condizioni disperate dopo l’aggressione del nipote: le motivazioni non sono mai state chiarite del tutto, ma sembra che l’uomo volesse un paio di chiavi di un’abitazione, nell’idea di andare a vivere per conto proprio.

La 103enne, presa a calci e pugni, viene portata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove cade in coma. L’uomo viene arrestato dai militari e portato nel reparto di psichiatria del “Versilia”. Concetta Conte resiste due settimane: viene trasferita dall’ospedale di Lido alla clinica San Camillo di Forte. Ed lì che muore il 4 settembre. A quel punto per il nipote scatta l’accusa di omicidio volontario.

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La Procura di Lucca chiede il giudizio immediato dopo una perizia psichiatrica eseguita sull’uomo. L’avvocato Parrini, difensore di Formisano, chiede e ottiene il rito abbreviato. Poi fa eseguire a sua volta un esame psichiatrico sul suo assistito dal professor Mario Di Fiorino, primario di psichiatria al “Versilia”. Secondo la difesa, Formisano è del tutto incapace di intendere e di volere. Il giudice ordina una terza perizia, da affiancare a quella della Procura e a quella della difesa. Viene incaricato dell’esame il professor Giovanni Battista Traverso. Secondo cui l’infermità dell’imputato non era totale al momento dell’aggressione. Così nel settembre del 2017 arriva la condanna a 16 anni per omicidio volontario pluriaggravato. «In appello ho contestato il mancato riconoscimento del vizio totale di mente - afferma l’avvocato Parrini - perché si tratta di omicidio preterintenzionale e non volontario. La Corte di Assise ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado. Attendiamo di leggere le motivazioni e poi faremo ricorso in Cassazione». 

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