Il Tirreno

Versilia

Alle Lambruschini ci sono già alcuni panierini preparati dai genitori. Le maestre: niente separazioni, noi controlliamo che non si scambino il cibo 

A scuola la nuova mensa con il pranzo da casa «Ma ai bimbi importa soltanto stare assieme»

matteo tuccini
A scuola la nuova mensa con il pranzo da casa «Ma ai bimbi importa soltanto stare assieme»

il raccontomatteo tucciniUno è alle prese con polpette e cavolo. Quest’ultimo, bisogna dirlo, non è apprezzatissimo. L’altro ha la pasta al pesto e una barretta di cioccolato bianco. Il primo si...

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il racconto

matteo tuccini

Uno è alle prese con polpette e cavolo. Quest’ultimo, bisogna dirlo, non è apprezzatissimo. L’altro ha la pasta al pesto e una barretta di cioccolato bianco. Il primo si trova tutto preparato: piatto, bicchieri, tovagliolini. Il secondo ha la schiscetta, come dicono in Lombardia: il contenitore per il pranzo fuori casa con tanto di apparecchiatura fai da te, che deve fornire rigorosamente la famiglia. Sono uno accanto all’altro, parlano. Ma non di questo. Loro non si accorgono mai delle differenze.

La scuola è una galassia dove si sta tutti insieme: biondi, mori, castani. Volti esotici o più familiari, ma tutti sorridenti e curiosi. La felicità esiste, da queste parti. Ecco perché fare una visita almeno una volta ogni tanto farebbe bene a genitori, amministratori, politici di ogni ordine e grado. Soprattutto a chi vuole i muri, gli steccati.

La mensa, a partire dalle 12, è il momento in cui questa galassia ha il suo Big bang, tutto si confonde e si fonde: «A noi piace perché si fa amicizia e perché si conoscono altri bimbi. Perché si sta insieme», raccontano gli alunni della terza classe della scuola elementare Lambruschini, sede di uno storico tempo pieno a Viareggio. Da qualche giorno le famiglie che lo desiderano possono preparare il pranzo a casa e farlo portare ai bambini che vengono qui a scuola: una novità, consentita da una sentenza del Consiglio di Stato, che sembra cambiare tutto. Anche perché se il genitore non si serve della mensa scolastica – da tanti ritenuta troppo cara – il Comune non incassa. E la stessa mensa va in difficoltà. Per quanto siamo ancora a pochi casi.

Ai bambini tutto questo non interessa. Non interessa cosa succede là fuori, il dibattito e le critiche. L’importante è che siano uno accanto all’altro: «Non ci sono separazioni – affermano le maestre Anna Pini, Silvia Cecchi e la vicepreside Gabriella Martinelli – nello stesso tavolino c’è chi mangia con la mensa e chi no. Per noi l’impegno è di controllare che non si scambino il cibo, è una questione di sicurezza: ai bimbi più grandi è sufficiente dirlo, capiscono subito. Con i piccoli bisogna stare più attenti». Eppure anche i piccoli, come tutti gli altri, sembrano impeccabili e a loro agio. A turno fanno il “formaggere”, chi serve il parmigiano, o quello che serve l’acqua. Se la versano male prendono lo Scottex e ripuliscono. «Sembra quasi che li abbiamo ammaestrati, ma non è così», si scherniscono le insegnanti. Infatti i bambini ne approfittano e fanno subito domande al cronista, ospite inatteso: «Sai disegnare?». La qualità più richiesta, a quell’età. Ma la mensa, per voi, è così importante? Sì, rispondono con la manine posate su quelle lunghe tavolate che ricordano l’Italia di un tempo. Quella del re della mezza porzione, il ristorante del film “C’eravamo tanto amati”, dove gli amici si ritrovano ciclicamente. Nulla è cambiato, almeno qui. —



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