Il Tirreno

Versilia

Quella falsa notizia che salvò Viareggio dalla rappresaglia dell’esercito nazista

Marco Pomella
Quella falsa notizia che salvò Viareggio dalla rappresaglia dell’esercito nazista

Grazie alla relazione volutamente fasulla del giovane Ario Papi l’attentato al balipedio nel gennaio del 1944 passò per un incidente

3 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.17498024:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/quella-fake-news-che-salvo-viareggio-dai-tedeschi/112204/113798]]

LA STORIA

Una relazione falsata per sviare l’attenzione sui veri responsabili dell’attentato. Una sorta di fake news ante litteram ma non, come può succedere oggi, per accaparrarsi click su qualche social o consensi politici in vista della tornata elettorale. Bensì per salvare vite umane, le vite di quei viareggini che durante la seconda guerra mondiale non avevano ancora abbandonato la città, nonostante i bombardamenti.

È la storia di Ario Papi, un giovane chimico che negli anni dell’occupazione nazista in città salva i suoi concittadini da sicura rappresaglia. Siamo nel gennaio del 1944, il 17 gennaio per l’esattezza. Attorno alle 10 del mattino una violenta esplosione scuote il quartiere della Darsena. Un primo grande boato al quale seguono tante altre piccole esplosioni. Dì lì a pochi minuti si scopre che ad essere esplosi sono alcuni magazzini del balipedio. Il balipedio è una grande area che occupava, dalla metà del 1800 fino al 1944, gran parte della pineta alle spalle della zona in cui oggi troviamo il palazzetto dello sport. Ancora oggi, proprio di fianco al PalaBarsacchi in fondo a via Luigi Salvadori, si trova una piccola stradina sterrata chiusa con una sbarra di metallo che conduce all’interno della pineta: quella è via del Balipedio e, percorrendola, qua e là si trovano ancora i resti della struttura militare. Fino alla Seconda Guerra Mondiale è una sorta di grande poligono di tiro, lì vengono sperimentate armi, esplose munizioni, fatti brillare ordigni. I magazzini, ovviamente, sono pieni di armi ed esplosivi e nel ’44 è gestito direttamente dal comando tedesco.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.17475950:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.17475950:1652425039/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Nell’esplosione dal 17 gennaio 1944 muoiono sette persone, tra dipendenti e artificeri civili: si tratta di Eliseo Gianni, Guido Benedetti, Umberto Benincasa, Giacomo Castellani, Lamberto Cervelli, Orazio di Stefano e Mario Sartini. Si tratta di attentato? La rivendicazione non arriva, e i tedeschi per togliersi ogni dubbio aprono un’inchiesta. Così chiamano a ispezionare i resti dell’esplosione uno dei pochi chimici rimasti nella zona, uno che tra l’altro già qualche anno prima aveva svolto un lavoro all’interno del balipedio e che quindi già conosce la struttura: Ario Papi. Ma i tedeschi non sanno che Papi, già nel gennaio del 1944, collabora col Comitato di Liberazione Nazionale. Non sanno che dopo la relazione farà perdere le sue tracce e sparirà dalla città al seguito della formazione partigiana Garosi. E non sanno neanche che il giovane Ario, prima di specializzarsi in chimica, ha studiato al liceo Giosuè Carducci di Viareggio.

La sua formazione scolastica avviene attorno alla figura del professor Giuseppe Del Freo – in seguito preside del Carducci – sostenitore di ideali di democrazia e pace, contro il fascismo e i totalitarismi. E in quella scuola, tra gli altri, sono passati tanti altri personaggi che diventeranno protagonisti durante la Resistenza, da Manfredo Bertini a Ciro Chittò Bertini, da Giulio Rebecchi a Giuseppe Vecoli.

Ario Papi, con la sua esperienza da chimico, ci mette poco a capire che si tratta di un attentato. Ma sarebbe proprio la conferma che i tedeschi attendono per potersi sfogare in una rappresaglia sui civili rimasti in città. Così consegna una relazione falsa. Individua la causa dell’esplosione in una reazione chimica avvenuta tra il sodio metallico e l’acqua infiltrata dal soffitto. Una tragica casualità.

Questo Ario Papi mette nero su bianco nella sua relazione, questo credono i tedeschi: la rappresaglia è evitata. Ma la storia dirà che quello del balipedio in realtà fu attentato. L’autore materiale dell’atto sarebbe un tale Mario Caccia, che si mescola tra gli operai del poligono e lascia l’ordigno ad orologeria. Diversi storici – uno tra tutti Francesco Bergamini – parlano di tale Alberto Brofferio, colonnello delle Armi Navali che successivamente diventa capo di una formazione partigiana filomonarchica, come il mandante dell’atto terroristico. Lui infatti, pochi minuti prima dell’esplosione, viene avvistato per le strade della Darsena, quelle più vicine al balipedio, che dà l’allarme a quanti erano rimasti in casa di allontanarsi il prima possibile, per l’imminente deflagrazione.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web