Sicurezza
Condanna confermata per due carabinieri
Avrebbero intralciato le indagini sul delitto di Stefano Romanini: 3 anni all’ex comandante e 2 anni a 3 mesi al brigadiere
camaiore
Condanna-bis per due ex carabinieri della stazione di Camaiore: l’ex comandante Ciro Ionta, 61 anni, oggi in pensione, e il brigadiere Gianluca Martignetti, 44, da tempo trasferito ad Avellino. La Corte d’Appello di Firenze ha confermato le pene già decise dal tribunale di primo grado: 3 anni di carcere a Ionta e 2 anni e 3 mesi a Martignetti, accusati di favoreggiamento (Ionta anche di omessa denuncia). I due, anche nel processo d’appello, vengono ritenuti responsabili di non aver rivelato particolari decisivi per l’inchiesta della Procura e della squadra mobile di Lucca sull’omicidio di Stefano Romanini, 47 anni. Avrebbero, quindi, intralciato le indagini. Gli avvocati difensori hanno già annunciato ricorso in Corte di Cassazione.
La vicenda si incasella in quella dell’omicidio dell’impresario edile, ucciso sotto casa in via Battisti con 9 colpi di pistola nel febbraio del 2011. A pochi mesi di distanza, siamo a fine giugno, tre militari dell’Arma vengono arrestati tra lo stupore generale: si tratta di Ionta, Martignetti e dell’appuntato Ennio Iardella, già in congedo dopo aver prestato servizio a Camaiore.
L’accusa della Procura è quella di non aver raccontato ciò che sapevano dei rapporti tra Stefano Romanini e il cugino Roberto Romanini, 68 anni, che poi verrà condannato all’ergastolo come mandante del delitto. Roberto Romanini, alcuni mesi precedenti all’assassinio, si sarebbe presentato in caserma a Camaiore sostenendo che il cugino Stefano fosse vittima degli usurai. Tanto che il suo fuoristrada Galloper era stato preso a pistolettate. La denuncia non viene verbalizzata: da qui scatta l’accusa di omessa denuncia nei confronti dell’allora comandante, il maresciallo Ionta, che è il più alto in grado e quindi ne avrebbe avuto la responsabilità diretta. Ma a finire nel mirino della Procura e della polizia è il fatto che questo episodio non viene rivelato neppure quando l’omicidio viene commesso. Secondo l’accusa, infatti, i carabinieri avrebbero dovuto informare gli inquirenti con un rapporto scritto sull’accaduto. Di cui, invece, viene fatto un accenno in una telefonata tra Martignetti e un poliziotto. A questo si aggiunge, secondo la Procura, la testimonianza di Iardella, che racconta di essere stato minacciato dai colleghi perché non parlasse dell’episodio.
Nel 2014 il tribunale di Lucca ha creduto a questa impostazione, condannando Ionta e Martignetti e assolvendo Iardella. Sentenza confermata in appello. Gli avvocati Giacomo Ciardelli ed Eros Baldini, difensori rispettivamente di Ionta e Martignetti, non ci stanno e annunciano ricorso in Cassazione: «La vicenda contestata - dicono - racconta di una leggerezza che non presuppone la volontà di sviare o intralciare le indagini sul delitto, come si ipotizza nel favoreggiamento. Le informazioni, tra l’altro, erano già in possesso della polizia». —
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