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Versilia

Disastro ferroviario, prime schermaglie all’avvio del processo d’Appello ieri mattina a Firenze 

Strage, lo scontro sui giudici lucchesi: per la difesa il processo è tutto da rifare

DONATELLA FRANCESCONI
Strage, lo scontro sui giudici lucchesi: per la difesa il processo è tutto da rifare

a giudizioTribunale di Lucca e giudici del Collegio che ha sentenziato sul disastro ferroviario di Viareggio a fine gennaio 2017 nel mirino delle eccezioni dei difensori degli imputati in apertura...

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a giudizio

Tribunale di Lucca e giudici del Collegio che ha sentenziato sul disastro ferroviario di Viareggio a fine gennaio 2017 nel mirino delle eccezioni dei difensori degli imputati in apertura del processo d’Appello, a Firenze, ieri. Gli avvocati Ennio Amodio ed Armando D’Apote non hanno risparmiato l’affondo nel trattare la questione della contestata composizione del Collegio di primo grado, presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino. I giudici lucchesi il 31 gennaio 2017 hanno condannato 23 persone fisiche, e tra queste i vertici di Ferrovie e delle sue aziende all’epoca dei fatti, oltre ad 8 società. Ma - sono le parole dei difensori soprattutto degli imputati in casa Fs - le oltre mille pagine di sentenza vanno stracciate, considerate nulle. Ed il processo di primo grado è tutto da rifare.

La “colpa” dei tre giudici del Tribunale di Lucca è una sola: provenire dalla sezione distaccata di Viareggio, chiusa con provvedimento del Governo nazionale. «La giustizia del territorio che conosce il dolore della gente non è la giustizia che garantisce il maggiore equilibrio in sede giudiziaria», ha argomentato ieri nell’aula 30 della Corte d’Appello di Firenze di fronte ai giudici della terza sezione l’avvocato Ennio Amodio, difensore di Francesco Favo (ex responsabile della struttura di Certificazione sicurezza imprese ferroviarie e dell'Istituto sperimentale della Direzione tecnica di Rfi, condannato a 6 anni in primo grado).

Alla voce del professor Amodio si è aggiunta quella di Armando D’Apote, avvocato del Foro di Bologna e difensore di Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie, condannato a 7 anni in qualità di ad di Rete ferroviaria italiana. «L’indicazione dei membri del collegio che avrebbe dovuto gestire il processo è la prova che dietro ci sono stati patteggiamenti, voci di corridoio, discussioni che hanno trovato sfogo nel decreto (del presidente della sezione penale del Tribunale di Lucca, ndr)». Una visione davvero pessima di un sistema giudiziario che avrebbe “manovrato” l’affidamento del dibattimento.

Una risposta, netta, a questa argomentazioni è arrivata dal pubblico ministero Luciana Piras, in aula per la Procura generale toscana: «Io sono sarda...Penso ad un posto come Tempio Pausania, 14.000 abitanti dove sono tutti parenti. Con questa logica andrebbe cancellata dalla geografia giudiziaria italiana». Piras ha poi aggiunto: «C'è stata un'affermazione per cui il Collegio giudicante non avrebbe offerto sufficienti garanzie, essendo composto da magistrati che per anni hanno esercitati funzioni giudiziarie proprio nella sezione distaccata di Viareggio. Allora aboliamo articolo 8 del codice di procedura penale, quello che fissa la competenza del giudice che esercita nel “locu commissi delicti”».

In difesa delle scelte del Tribunale di Lucca nel comporre il Collegio del primo grado di giudizio è intervenuta, per le parti lese, la memoria - argomentata dall’avvocato Maurizio Dalla Casa - a firma anche dei legali viareggini Andrea Bagatti, Graziano Maffei, Tiziano Nicoletti e Tiziana Pedonese. Memoria nella quale viene ricordato quando disposto dal Regio decreto del 30 gennaio 1941 (numero 12), come riformato dal Decreto legislativo 51/1998, «il quale ribadisce che la violazione dei criteri per l’assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo disciplinare, non determina in nessun caso la nullità dei provvedimenti adottati». Violazione che per i legali di parte civile non vi è nel caso del processo di primo grado al disastro ferroviario di Viareggio, ma anche si volesse seguire il ragionamento dei difensori degli imputati con questa norma bisogna confrontarsi. La Corte di Cassazione - hanno ricordato inoltre i 5 avvocati - «ha enunciato il principio per cui “si ha nullità solo quando la violazioni delle disposizioni amministrative comporta uno stravolgimento dei principi e dei canoni essenziali dell’ordinamento giudiziario». E non è certo quanto accaduto per il processo al disastro ferroviario di 9 anni fa. —

DONATELLA FRANCESCONI

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