Sicurezza
Piagentini alla Camera racconta dieci anni di iter giudiziario
VIAREGGIOQuando la vita vera entra nei palazzi della politica: è l’effetto che faceva, ieri mattina, guardare ed ascoltare Marco Piagentini, presidente dell’associazione che riunisce i familiari...
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Quando la vita vera entra nei palazzi della politica: è l’effetto che faceva, ieri mattina, guardare ed ascoltare Marco Piagentini, presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio di quasi dieci anni fa e ferito gravissimo che in quella tragedia ha perso moglie e due bambini, spiegare ad avvocati, uomini di legge a vario titolo e parlamentari, cosa significano dieci, infiniti, anni di ricerca della verità. Piagentini, accompagnato da una delegazione di familiari , è stato ascoltato di fronte alle commissioni della Camera, riunite in seduta congiunta, “Giustizia” ed “Affari costituzionali”. Il tema è quello della riforma della prescrizione, come da emendamento al decreto anti corruzione voluto dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede, che ha incontrato i familiari delle vittime delle stragi d’Italia - riuniti nel comitato nazionale “Noi non dimentichiamo” - il 30 ottobre scorso a San Giuliano di Puglia.
Piagentini ha portato nell’aula della Camera la testimonianza dettagliata del lunghissimo iter del processo per il disastro ferroviario di Viareggio. E non ha mancato di sottolineare con forza le condizioni in cui si sono svolte le indagini, terminate nel giugno 2012: «Siamo arrivati al processo grazie a due magistrati che si sono trovati di fronte ad una tragedia di tale dimensione e complessità e vi hanno lavorato mentre erano impegnati anche nell’attività quotidiana della Procura di Lucca». Presso la quale non è stato creato - come accaduto in situazioni analoghe - nessun “pool” per affrontare un disastro ferroviario che vedeva coinvolte anche aziende e persone all’estero, con tutto il necessario bagaglio di rogatorie e traduzioni.
«Due magistrati - ha ricordato Piagentini - che alle indagini prima e al dibattimento dopo hanno lavorato la domenica, nei giorni di ferie». Ed allora, «solo per le condizioni in cui si sono trovati i due pm della Procura di Lucca di fronte alla tragedia di Viareggio devo dire che per noi la legge non è uguale per tutti». —
D.F.
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