La protesta
Sergio Bernardini, l’uomo venuto da Parigi che si inventò la Versilia anni ruggenti
Il personaggioadolfo lippiSergio Bernardini morì 25 anni fa, in ospedale, dopo un brutto incidente che l'aveva coinvolto in autostrada verso Alessandria. Non morì per le ferite, morì perché non gli...
Il personaggio
adolfo lippi
Sergio Bernardini morì 25 anni fa, in ospedale, dopo un brutto incidente che l'aveva coinvolto in autostrada verso Alessandria. Non morì per le ferite, morì perché non gli resse il cuore. Ma Sergio era già morto alcuni anni prima quando aveva dovuto abbandonare Bussoladomani, l'ultima delle sue fortunate ma indebitate creature, che gli erano valse fama, onori, conoscenze internazionali. Un vero e proprio culto. Tant'è il comune di Camaiore gli ha dedicato lo stradone che fiancheggia l'hotel Ariston a Lido di Camaiore.
Sergio era arrivato in Versilia subito dopo la guerra. I suoi di Altopascio (precisamente del Marginone), gestivano un ristorante a Parigi. Ed è per questo che a dargli i natali fu la ville lumière. Lui era stato chiamato in guerra e militò nell'esercito detto “badogliano” cioè alleato con gli anglo-americani appena sbarcati in Sicilia.
Viareggio dal 1946 al 1950 viveva una straordinaria stagione. Grazie al governatore inglese mr. Jefferson e alla presenza della divisione “Buffalo”, che stazionava a Tombolo, riaprirono tutti i locali mondani della riviera, dal “Prinipino” di Viareggio a “La Capannina” di Forte dei Marmi. Riaprì anche il “Kursaal” come sala da ballo gestito dalla mamma delle sorelle Milo (con Sandra giovanissima che poi sposò il marchese Cesare Rodighiero).
Body gard del "Kursaal" era nientemeno Giancarlo Fusco, notissimo e poi celebrato scrittore, allora spericolato, parvenu di Viareggio e dintorni. Era scintillante la vita di quei tempi (la frequentavano anche Delia Scala e Mario Monicelli) che si svolgeva da "Zio Tom" al "Casablanca” e nei locali della Pineta. Si festeggiava e si ballava ovunque, tango e swing.
Sergio Bernardini approdò in città, si fece prestare dal babbo un milione ed entrò nella gestione de "La Capannina" del Marco Polo. Da lì, da trionfo dopo trionfo, arrivò a gestire almeno altro quattro sale in pineta ("Trocadero" “Gatto nero” ecc. ecc.) e poi il "Principe di Piemonte".
Il passo verso il mito giunse però con "la Bussola" di Focette. I pratesi fratelli Benelli, industriali chimici (loro il famoso "Superiride”), un tantino snobbati da Nevio Franceschi proprietario de "La Capannina" che preferiva gli aristocratici e i vecchi ricchi del nord (gli Agnelli, Felice Riva, i Gazzoni dell'idrolitina ecc.), pensarono di fargli concorrenza e scelta Focette vi impiantarono "la Bussola" facendola costruire su disegno del medesimo architetto che aveva lavorato per Franceschi.
Pensarono di gestite loro il locale. Ma andò male. Il mestiere dello spettacolo non era loro tagliato addosso. Così pensarono a Sergio che ormai veniva già definito “un mago” della ricettività mondana.
Bernardini, la sua stella, cominciarono così a brillare nel 1954. Ben lo racconta Aldo Valleroni nel libro “La Versilia anni ruggenti”. Sergio ingaggiò un quartetto musicale ridanciano e allegrissimo, Renato Carosone. Si esibivano a Roma e a Milano, 90 mila lire al giorno. Erano riluttanti a venire in un locale, “La Bussola”, che aveva fama di fiaschi. Sergio allora sparò loro la bella cifra di 160 mila lire a sera. E Carosone infiammò la Versilia con “Maruzzella” (batteria di Gegè Di Giacomo, virtuosismi di Rauchi e Pizzigone).
Da lì fu tutta una salita al paradiso. Bernardini scritturò tutto e di tutti, da Louis Armstrong ad Ella Fitzgerald, da Jerry Lewis ai Rolling Stones da Becaud ad Aznavour, da Paul Anka a Ray Charles, e gli italiani speciali, Modugno e Peppino di Capri, Bongusto e Vianello, Celentano, Walter Chiari, Charl Holmes e Chet Backer, I Platters e Giorgio Gaber e Gino Paoli e Nicola Arigliano, I Four Saint e Marino Marini, Gassman e Romano Mussolini. Insomma non si fece mancare niente. Correva in inverno in ogni dove, dalla Francia (amava “l’Olimpia”) a New York ad Hollywood.
Però il suo vero asso nella manica fu Mina. Incontrata bimbetta al bagno “La Bussola” (che lei frequentava col fratello Geronimo) Bernardini non le detto peso, poi però la ritrovò in un locale romano, rimase sbalordito dalla sua voce e Mina divenne la incontrastata star de “La Bussola” per numerosi stagioni. Lì si sposò, lì fece il figlio, lì si divorziò, lì si risposò. Sotto gli occhi teneri di Sergio che una sera le donò un’eccezionale visita del poeta Giuseppe Ungaretti che a lei dedicò rose e poesia.
“La Bussola” era proprio magica. Si beveva con barman Brunetti, si cenava con Pirovano. Si ascoltava jazz e si ballava sfrenatamente fino all’alba. Ed una sera chiusero il locale perché Paola di Liegi e il marito (principe belga) li si concessero il primo pacio. All’inizio il flirt, poi nozze regali in Belgio.
La bolla, il sogno, scoppiarono con il ’68 e la contestazione. Bernardini nella notte di Capodanno si vide piombare addosso anarchici di Carrara e lotta-continua di Pisa. Piovvero pomodori, sassi, pallottole. Il finimondo. Bernardini ne restò atterrito. E pensando di andare incontro alle masse inaugurò poi “Bussoladomani” che poi, dopo alcuni anni di piene, fu ceduta a Roberto Brunetti.
Però i tempi erano davvero mutati. Sergio - che aveva contratti d’oro con la Rai per la ripresa di tutti i suoi eventi – non riuscì più ad offrire ciò che prometteva. Malinconicamente girava per i corridoi di viale Mazzini e i dirigenti sembravano non credergli più.
Si immalinconì. Così guidò all’impazzata sulla nebbiosa autostrada del nord ed ebbe il catastrofico incidente.
Però Bernardini, l’indimenticabile Sergio, lasciò un vuoto enorme che la Versilia oggi riempie facendone una leggenda. E leggenda è stato. Simpatico, umile, audacissimo giocatore, azzardò l’infinito. E “La Bussola” di Focette così come “La Capannina” di Forte dei Marmi ormai fanno la storia. Adesso speriamo torni a farla anche Bussoladomani. —
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