Il Tirreno

Versilia

Guerra del panino, le scuole danno via libera a chi vuole portarsi il pranzo da casa

Matteo Tuccini
Guerra del panino, le scuole danno via libera a chi vuole portarsi il pranzo da casa

Gli istituti si adeguano dopo la sentenza del Consiglio di Stato. «A Viareggio il problema è più sentito per il caro-mensa»

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VIAREGGIO. Le scuole di Viareggio danno il via libera alle famiglie del tempo pieno che non vogliono più servirsi della mensa. Preferendo dare da mangiare ai loro figli un pranzo preparato a casa. Sui siti Internet degli istituti comprensivi sono apparsi regolamenti e moduli per chi intende essere esonerato dalla mensa: in questo modo gli istituti viareggini si adeguano alla sentenza del Consiglio di Stato del 3 settembre scorso. Che, dando torto al Comune di Benevento sull’obbligatorietà della refezione scolastica, ha di fatto sdoganato in maniera definitiva il pranzo alternativo preparato a domicilio.

È soprattutto a Viareggio che la questione sta diventando sempre più rilevante. Facendo anche discutere. Il motivo è semplice: come spiegano le dirigenti scolastiche della città «qui il problema è più sentito, perché il caro-mensa pesa e non poco». Oggi i genitori con il reddito Isee più alto, oltre 12.619,31 euro all’anno, pagano 5,38 euro a pasto nelle scuole materne, elementari e medie. Da lì si scende fino ai pasti gratis riconosciuti a chi ha un Isee inferiore a 4.732,24 euro all’anno.

Ma dal 1º gennaio prossimo ci saranno degli aumenti delle tariffe. La fascia di reddito Isee più elevata, quella sopra i 36.151,98 euro all’anno, pagherà addirittura 6,70 euro per ogni pranzo. La fascia di reddito da 20.500,01 a 36.151,98 euro verserà dai 5,70 fino a 6,70 euro a pasto. Quella da 16.500,01 a 20.500 pagherà da 5,35 a 5,70 euro. Mentre i redditi più bassi avranno i pasti gratis fino a 6.000 euro di Isee, oppure pagheranno fino a 5,35 euro a pranzo se con un Isee fino a 16.500 euro. Anche negli asili nido è prevista una rimodulazione di quanto si paga per il pranzo del bimbo, ma senza rincari evidenti.

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Le nuove tariffe sono state deliberate ad agosto dalla giunta e hanno la nota motivazione del riequilibrio dei conti. Su questo punto ci sono già stati incontri tra le scuole e il Comune: i dirigenti hanno fatto presente all’amministrazione e agli uffici che, proprio per questi aumenti, la questione del pranzo da casa diventa spinosa. In attesa che il Comune riaffronti la questione delle tariffe, gli istituti comprensivi si sono messi d’accordo sul fatto che era necessario adeguarsi in maniera univoca sul pranzo alternativo. Così hanno dato l’ok preparando la modulistica necessaria. Va detto che al momento le richieste sono poche.

«Per ora si contano sulle dita di una mano – dice Barbara Caterini, dirigente dell’istituto comprensivo Darsena – anche nei prossimi giorni non ci aspettiamo numeri enormi, diciamo qualche decina. Nel frattempo stiamo lavorando per rendere sempre più attrattiva la nostra mensa, sulla cui qualità non abbiamo mai avuto dubbi. Pur adeguandoci alle normative e rispettando le scelte dei genitori, riteniamo importante non perdere il momento di condivisione della mensa scolastica».
 

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