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Oronzo Ricci, fondatore del Distruttivismo, contro Banksy: «Lucra su quella idea»

Oronzo Ricci, fondatore del Distruttivismo, contro Banksy: «Lucra su quella idea»

Parla il pittore fiorentino che nel 1999 a Forte dei Marmi riesumò per poi farli a pezzi una serie di suoi dipinti

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FORTE DEI MARMI. E se Banksy avesse un precursore? E se per quell’idea di programmare l’autodistruzione - alla fine solo parziale - di una sua opera (“Girl with a balloon”, “Bambina con palloncino”) dopo essere stata battuta all’asta per oltre un milione di euro, avesse tratto spunto dal passato? Una cosa è certa: la sua iniziativa ha destato clamore in ogni angolo del mondo, scatenando le reazioni più disparate. Non sappiamo se il writer inglese conosca Oronzo Luciano Vittorio Ricci, alias Vladimir Swarovski, pittore ed esperto d’arte fiorentino che il 23 ottobre 1999 a Forte dei Marmi – assieme a Vittoria Angela Romei e Leonardo Cesarali diede vita al “Distruttivismo”, movimento artistico eterogeneo e piuttosto particolare (anche) per la sua brevità: una manciata di minuti appena. Da lì in poi sarebbe stato solo Ricci a sviluppare e portare avanti le teorie proprie di tale corrente. Per un lustro.

Quel pomeriggio i fondatori del “Distruttivismo” si riunirono sulla spiaggia di Vittoria Apuana e, sotto gli occhi dell’allora sindaco di Forte dei Marmi Roberto Bertola e di altre personalità dell’epoca, “riesumarono”, per poi farle a pezzi, una serie di opere realizzate da Ricci con pitture a olio e tempera all’uovo, che lui stesso aveva deciso di seppellire. «Sarebbero state le testimonianze di quel periodo ritrovate da un immaginario archeologo del futuro» spiega l’artista. Dipinti progressivamente deteriorati a causa dell’umidità e definitivamente ridotti in brandelli dai fondatori del movimento.

Due di loro si defilarono subito, non per questo Ricci si scoraggiò: il “Distruttivismo”, infatti, raccolse adesioni da svariati artisti italiani ed esteri e divenne addirittura oggetto di tesi di laurea: l’ultima risale al 2007, l’anno in cui il Palazzo Mediceo di Seravezza ospitò la personale antologica di Ricci. Che ha accolto l’iniziativa di Banksy con scetticismo. «Lui si è sempre detto contrario alla commercializzazione della sua arte, ma in realtà non lo è affatto. L’autodistruzione del quadro in una casa d’asta è di per sé un controsenso. Fosse stato davvero coerente con le sue affermazioni, non avrebbe lucrato su quell’idea».

La diffidenza di Ricci, per nulla celata, è palese. Motivazioni di carattere economico e anche artistico. «Viaggiamo su binari paralleli, però in direzioni opposte: le mie opere, una volta distrutte, acquistano un’energia positiva che dà loro vigore e dignità. Io non sono mai stato guidato dal guadagno. I pezzi dei dipinti li regalavo, mica li vendevo. Alcuni anni fa mi capitò di trascorrere una serata in compagnia di amici in un locale e lì ritrovai un quadro da me realizzato una trentina d’anni prima. La firma non c’era, avevo l’abitudine di non metterla» afferma Oronzo Ricci, non solo pittore e studioso d’arte ma anche indiscusso vate della pigheologia, la scienza delle natiche: consiste in un accurato studio delle natiche da cui è possibile rivelare il vero carattere delle persone.

L’anno prossimo ricorreranno vent’anni dalla nascita del “Distruttivismo”. Ricci, alias Swarovski, ha in mente di celebrare degnamente questa ricorrenza, sulla scia di quanto già avvenuto nel 2009 quando – in occasione del decennale – a Villa Bertelli furono esposte le opere dei tre fondatori del movimento.

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di Redazione web