Sicurezza
È polemica sulla due giorni di “Pietrasanta da bere”
Due associazioni criticano la rassegna che consente di consumare 15 cocktail. Ma il Pca dissente: non è vietando che si risolve il problema della dipendenza
PIETRASANTA. La due giorni di degustazioni di cocktail, alcolici e non, griffata “Pietrasanta da bere”, in agenda domani e lunedì in piazza Duomo, finisce nel mirino dell’associazione Acat che segue e aiuta chi ha problematiche con l’alcol, con oltre duemila centri operativi in tutta Italia.
«Noi non siamo per vietare e contro l’alcol a prescindere ma vogliamo che sia data una corretta informazione - spiega Bruno Vangelisti referente per Acat in Versilia - va bene promuovere i prodotti e le proprie attività, ma almeno bisogna evitare di usare indicazioni o benefici non veritieri, e non verificati dal Ministero della salute, nei messaggi pubblicitari. Si promuove infatti un evento sul tema del bere consapevole, quando poi nell’offerta si legge che con la tessera si possono consumare ben quindici aperitivi, anche tutti alcolici, oltre sicuramente quindi i limiti consigliati sempre dall’Organizzazione mondiale della sanità, di uno o due bicchieri al giorno a seconda del sesso. Dei problemi causati dal consumo di alcol, sia sugli individui sia purtroppo anche nella comunità, tutti siamo a conoscenza: per questo motivo chiediamo che vengano date le giuste informazioni sempre sulla sostanza alcol, sia sulle modalità, sia sui rischi, sia ancora sul rispetto delle vigenti leggi in fatto di somministrazione e vendita».
Perplesso Emanuele Palagi, psicologo e presidente dell’associazione “Non la bevo” che si occupa di prevenzione, educazione e dipendenze. «Mentre i responsabili del Pronto Soccorso del Versilia lanciano un allarme sull’abuso del bere, in particolare fa i giovani, durante il fine-settimana, il Comune di Pietrasanta dà il proprio patrocinio ad una rassegna incentrata sulla degustazione, leggo, di quindici cocktail. Le istituzioni dovrebbero tenere conto dei rischi correlati all’alcol e non rifugiarsi dietro la formula del ‘”bere consapevole” che vuole dire tutto e niente. Perché la scelta giusta, più dell’educare al bere - spiega Palagi - potrebbe essere quella di educare al non bere, con iniziative mirate soprattutto nei confronti dei più giovani. Quindici unità di alcol, come proposto dagli organizzatori, fanno riflettere: l’auspicio è che siano soft anche se è evidente che siano correlati dei rischi. Il sindaco ha pensato a istituire un servizio navetta per riportare a casa, se necessario, chi partecipa alla festa? È previsto un adeguato sistema di controllo a margine dell’evento? Pietrasanta, in passato, si era distinta nell’organizzare ben altro genere di manifestazioni; oggi il messaggio che passa è quello di supportare un appuntamento che, visto il contesto, si poteva tranquillamente evitare».
È proprio sul tema della prevenzione e dell’informazione interviene il Progetto Comunità Aperta Pcaa, da sempre in prima linea nella lotta alle dipendenze. «Saremo presenti con i nostri operatori a “Pietrasanta da bere”, dove siamo stati invitati dagli organizzatori: noi riteniamo che educare al bere sia possibile e che non è vietando questo genere di manifestazioni che si risolva il problema. Anzi, siano convinti che siano l’ occasione per fare passare un messaggio sui rischi correlati all’abuso. Poi, come in ogni contesto, è ovvio che si possa sempre fare meglio».
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