Il Tirreno

Versilia

La storia di Emma, salvata dopo un malore «L’ospedale è la nostra famiglia: amiamolo»

Matteo Tuccini
La storia di Emma, salvata dopo un malore «L’ospedale è la nostra famiglia: amiamolo»

Sposata con un chirurgo, ha visto nascere il Versilia: «Sono stata una paziente e dico che le critiche sono ingiuste»

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VIAREGGIO. l’ospedale è una famiglia più grande della media. Si sta fianco a fianco, pazienti e medici; si lavora, si chiacchiera, si litiga. Si ama, anche. Ci si dà addosso e ci si fanno i dispetti. Si capisce il senso della vita, cosa conta davvero. L’ospedale è stato la famiglia allargata di Emma Viviani e Franco Domenici: lei sociologa, scrittrice per passione, impegnata nel sociale con l’associazione Araba fenice. Lui chirurgo al Versilia da quando è stato aperto l’ospedale e ormai prossimo alla pensione. Mentre Franco, che ha la passione delle vignette, stava già pensando a cosa fare da grande, Emma si è sentita male. Tutto è partito da un’otite trascurata e tutto sembrava precipitare. Ora Emma sta meglio e a distanza di un mese parla delle sue sensazioni. Della necessità di amare chi lavora per curare la gente.

«Con la mente lucida ed una maggiore tranquillità interiore – dice – ho il desiderio di esternare i miei sentimenti e ringraziare operatori medici e paramedici, operatori delle pulizie che hanno saputo unire alla professionalità e competenza il loro lato umano. Il mio non vuole essere un semplice ringraziamento per l’attenzione ricevuta da medici ed infermieri del Versilia e della medicina nucleare di Massa. Al contrario: intende essere una riflessione ampia sul nostro ospedale e sul suo valore».

«Ricordo – scrive Emma – quando per la prima volta insieme a mio marito ed ai miei figli piccoli vidi l’imponente struttura in costruzione e vidi i robot che si muovevano (in forma sperimentale) sui pavimenti ancora da rifinire, che dovevano rappresentare la grande innovazione all’interno del nosocomio, il più moderno d’Europa. Dopo averlo visitato, con l’odore di cemento fresco nelle narici, trascinati anche dalle emozioni dei figli, avevamo la sensazione di aver assistito a qualche cosa di fantascientifico, che ci avrebbe proiettato in un futuro non troppo lontano, dove la sanità pubblica e l’assistenza al malato sarebbero stati al centro della vita cittadina. Ne uscimmo con il cuore colmo di gioia ed entusiasmo, con la sensazione di avere qualcosa che avrebbe dato prestigio e ci avrebbe riempito di orgoglio: parlo per noi viareggini, visto che ci sentivamo deprivati del vecchio Tabarracci».

«Dopo la mia recente esperienza – prosegue – non posso non comprendere l’ansia di mio marito, nell’uscire dal Versilia salutando con calore infermieri e colleghi, salutando in fondo un’altra famiglia, che spesso lo divideva dalla propria e di cui, senza ombra di dubbio, ero un po’ gelosa. Ora mi è tutto chiaro, dopo aver vissuto da paziente l’ambiente del Versilia, non posso certo biasimare mio marito. Le cose vanno sempre viste da prospettive diverse ed i miei giorni trascorsi in ospedale mi hanno permesso di capire cose che a me, ma credo a molti possano sfuggire. Il Versilia non è solo una bellissima struttura dove il paziente è circondato da comfort, ma è soprattutto un luogo di relazioni umane che si legano e spesso si intrecciano tra pazienti, medici, infermieri alla ricerca di benessere».

«Sebbene sia stata catapultata in ospedale, dallo svenimento a casa al risveglio in ambulanza, senza capire cosa mi stesse accadendo e cosa mi aspettasse – prosegue Emma – il terrore dei primi momenti è stato subito spiazzato dalle prime cure ricevute al pronto soccorso, dagli operatori sanitari che con dolcezza mi invitavano a tranquillizzarmi ed a lasciarmi guidare per gli accertamenti. Poi una valanga di esami, figuratevi per una come me che non sapeva da decenni nemmeno quale fosse lo stato del colesterolo o della glicemia... Quasi fossi immunizzata dall’avere un medico in famiglia! Una volta fatta la diagnosi, segue il ricovero e mi dicono che ci vorranno una decina di giorni. In quell’istante avverto il mondo crollarmi addosso e penso subito, in che mani sono e se è vero quello che dicono del Versilia... Ero solo rassicurata dalla voce di Franco. Tra l’angoscia del non capire e la paura per ciò che mi poteva accadere, non restava che affidarsi alle cure e fidarsi di coloro che ti assistevano. Contrariamente a ciò che normalmente si legge su Facebook o in rete del cattivo funzionamento del Versilia, io mi sento di esprimere la mie criticità a riguardo e prendere le distanze da tali posizioni espresse con eccessiva superficialità. Dalla mia esperienza emerge tutt’altro e l’attenzione per il malato va oltre la struttura, le sue pesanti leggi e la burocrazia spesso incomprensibile».

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di Redazione web