Il Tirreno

Versilia

Tonsille, l’operazione da non sottovalutare

Gian Ugo Berti
Tonsille, l’operazione da non sottovalutare

Ogni anno in Italia 44mila bambini sono sottoposti all’intervento; gli adulti sono 17mila secondo il ministero della Salute L’otorino Mastrosimone (Livorno) avverte: «Sbaglia chi la ritiene una procedura di routine. Si rischiano complicazioni gravi»

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Rare, ma possibili le complicazioni, secondo Luca Mastrosimone, otoiatra (specialista nella cura della malattia dell’orecchio) agli Spedali Riuniti di Livorno.

Cento anni fa, la metà dei bambini americani e inglesi venivano mediamente operati di tonsille. Nel Duemila, in Italia, secondo i dati del Ministero della Salute, sono stati eseguiti 44.000 interventi fra i bambini e 17.000 negli adulti. La storia, comunque, parla delle prime operazioni nella medicina indù già nel mille Avanti Cristo e all’epoca degli Antichi Romani quale tecnica ufficiale, come riportato da Cornelio Celso.

Il messaggio non corretto che viene dalla gente è che si tratti di un’operazione così comune da essere considerata di serie B. Gli specialisti non ci stanno a semplificare la cosa. « Viene ritenuta a torto una procedura routinaria, una chirurgia minore – spiega Luca Mastrosimone, dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria agli Spedali Riuniti di Livorno - da affidare allo specialista in fase di apprendimento. Viceversa è una pratica chirurgica vera e propria caratterizzata da problematiche di rispetto e tutt’altro che secondarie, che possono portare a complicazioni gravi, se non drammatiche, là dove non sia appropriata e ben condotta. Dovrebbe essere in ogni modo rapida, indolore, senza emorragie e dare esito a una guarigione veloce». Il progresso, come in ogni branca, ha fatto il suo corso. Le tecniche si sono via via migliorate, ma la svolta – aggiunge il medico – è rappresentata dai notevoli miglioramenti dell’anestesia, con tempi dell’operazione più lunghi, utilizzando metodiche molto più accurate. I pazienti vengono sottoposti a intubazione oro-tracheale, che protegge le vie aeree da eventuali sanguinamenti con danni all’apparato respiratorio e che consentono d’ avere maggiore tempo a disposizione. Al contrario, in un passato neanche troppo remoto, questi tempi venivano dettati da una rapida somministrazione di una miscela di alotano, protossido di azoto e ossigeno che consentivano durate più ristrette per l’intervento. Una filastrocca recitava: «Un, due e tre, la tonsilla vien da te» e rapidamente il chirurgo doveva togliere una tonsilla. Veniva usato uno strumento a ghigliottina con cui la tonsilla veniva afferrata, strangolata e poi asportata con il dito indice. Gli svantaggi: frequenti emorragie ed incompleta asportazione tonsillare».

Ecco i criteri più importanti. «La metà delle operazioni si effettua per episodi infiammatori ripetuti- sono sue parole - l’altra per tonsille ingrossate. Nella prima, c’è l’asportazione completa della tonsilla, compresa la cosiddetta capsula, perché lasciarne anche una piccola parte può far persistere il quadro infettivo. Viceversa se sono talmente grosse da ostruire la respirazione, con la comparsa d’apnee notturne, s’asporta solo la parte ostruente. Il dolore è notevolmente ridotto, poiché le terminazioni nervose si trovano soprattutto a livello della capsula che non viene asportata, il rischio emorragico viene quasi azzerato ed entro 7-10 giorni la superficie tonsillare ridiventa normale. Per l’intervento, si possono utilizzare il laser, il bisturi al plasma, l’ultracision, le tecniche a freddo con emostasi bipolare, le forbici a radiofrequenza. Per l’asportazione completa della tonsilla, c’è la dissezione o separazione tra la capsula tonsillare e la parete muscolare della faringe: intervento più accurato e rara persistenza di residui tonsillari. Si abbina all’uso di un elettrobisturi bipolare per dominare il sanguinamento, riducendo il dolore post-operatorio. Sono utilizzati laser al CO2 (anidride carbonica)e a diodi. Un’altra maniera è con bisturi ad ultrasuoni».

Non dimentichiamoci, però, delle adenoidi. «Assieme o da sole – conclude - si possono togliere le adenoidi. La tecnica prevede la rimozione con appositi raschietti che vengono inseriti nella bocca e manovrati con movimento dall’alto verso il basso per rimuovere il tessuto adenoideo in eccesso. Si sono diffuse metodiche di trattamento chirurgico, sotto controllo endoscopico nasale».

 

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