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Viareggio, giù il sipario del Politeama: il 26 ottobre il teatro chiuderà
La famiglia Scarpellini lascia dopo mezzo secolo di attività a causa di un contenzioso con il demanio marittimo
VIAREGGIO. Giù il sipario. Dalla fine di ottobre il Politeama chiuderà i battenti. Niente più cinema ma, soprattutto, niente più teatro. Venerdì 26 ottobre sullo storico palcoscenico che ha ospitato tutti i più grandi nomi della prosa italiana, che ha visto nascere, prosperare e poi agonizzare tutte le principali compagnie della Canzonetta, che ha fatto da passerella ad attori e registi protagonisti di Europacinema, si spegneranno (definitivamente?) i riflettori.
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Per quel giorno, infatti, è prevista la proiezione dell’ultimo film. Poi, dal giorno successivo, comincerà l’operazione di smontaggio degli arredi e dei macchinari. E, appena questa fase sarà conclusa, Vittorio Scarpellini – la cui famiglia da quasi mezzo secolo gestisce la sala – restituirà le chiavi al demanio marittimo, proprietario della struttura. Cosa succederà dopo, invece, è impossibile anche solo immaginarlo.
Ma come si è arrivati a questo mestissimo “the end”? La vicenda è molto tecnica, perché il teatro Politeama ha la “sfortuna” di essere fra quei rari beni demaniali che - per tipologia di costruzione e grandezza – agli inizi del nuovo millennio sono stati incamerati dallo Stato. E questo ha comportato che il concessionario, anziché pagare canoni più che abbordabili come quelli degli stabilimenti balneari o dei cantieri navali, abbia dovuto pagare il cosiddetto “canone pertinenziale”. Che, in soldoni, significa dover far fronte a costi elevatissimi. Solo di “canone pertinenziale”, infatti, la famiglia Scarpellini deve pagare ogni anno 157mila euro, ai quali si aggiunge un ulteriore 25 per cento di addizionale regionale, al quale (quasi 40mila euro) ai quali vanno infine aggiunti 29mila euro di Imu. Oltre agli altri tributi come quello sull’immondizia (11mila euro). Insomma, quasi 250mila euro che Vittorio Scarpellini ha deciso di non sobbarcarsi più. Aprendo un contenzioso con lo Stato che lo ha visto soccombere. «Di fronte a queste spese fisse – spiega Scarpellini – alle quali devo poi aggiungere quelle di gestione del locale, di ordinaria e straordinaria amministrazione, di personale, ecc. ho valutato che il gioco non valesse più la candela. E così ho deciso di farmi da parte».
Una decisione sofferta. E non solo per motivi di portafoglio. «La mia famiglia ha gestito il Politeama per mezzo secolo - spiega - e proprio quest’anno, per un beffardo scherzo del destino, la società nata per la gestione del teatro avrebbe compiuto cento anni. Era infatti stata costituita proprio nel 1918. Ma anziché festeggiare questa ricorrenza come avrei voluto fare, siamo stati costretti ad abbandonare. E non nascondo l’amarezza nell’aver dovuto affrontare questo passo».
Ogni tentativo di mediazione, infatti, è ormai praticamente impossibile.La causa legale - che va avanti da anni e che è stata curata per la famiglia Scarpellini dall’avvocato Francesco Frati - è ormai ad un punto fermo. Con una sentenza di un giudice che, per poter restare, impone al gestore di versare una fidejussione da 700mila euro. «Trattative per restare? Ormai non ci sono più margini».
Adesso alla famiglia Scarpellini resterà la gestione del solo cinema Odeon, sempre in Passeggiata. «No, almeno per ora non ho intenzione di andarmene in pensione. All’Odeon resto. Anche perché in questo caso la gestione del cinema è decisamente più semplice e meno onerosa». —
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