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Quando Vittorio Emanuele III venne in città per la prima pietra del porto di Viareggio
la ricorrenza Per sintetizzare la storia dell’attività marinara di Viareggio si possono prendere in considerazione due date fondamentali. NASCE LA DARSENALa prima è il 2 ottobre 1819, quando Maria...
la ricorrenza
Per sintetizzare la storia dell’attività marinara di Viareggio si possono prendere in considerazione due date fondamentali.
NASCE LA DARSENA
La prima è il 2 ottobre 1819, quando Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, decretò la costruzione di una darsena, l'attuale Darsena Lucca, che doveva sostituire la modesta cala adiacente la Torre, considerate - così è espressamente citato nel decreto - «le molteplici istanze presentateci per costruzione dei bastimenti nel porto di Viareggio e poiché in quel porto mancavano assolutamente le attrezzature per una mano d'opera così rispettabile e di tanto interesse per quella numerosa popolazione».
Intorno a quella darsena iniziò il lavoro dei cantieri navali e con la costruzione dei bastimenti i viareggini dimostrarono di aver trovato la loro attività congeniale, quell'attività che li renderà famosi nel mondo.
la prima pietra del porto
La seconda è il 28 settembre 1913, era domenica, quando alla presenza del re Vittorio Emanuele III, fu posta la prima pietra del nuovo porto di Viareggio. Alla cerimonia si giunse dopo anni di studi e di progetti, dopo ritardi e prese di posizione contrarie alla realizzazione dell'opera, che causarono non pochi problemi all'attività marinara e cantieristica viareggina.
L'annosa vicenda del porto "impossibile" fu risolta nel 1912, grazie all’intervento del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. E così si giunse alla cerimonia della posa della prima pietra del nuovo porto. Un giorno importante per l'avvenire di Viareggio, che fu preparato nei minimi particolari. Il 19 settembre, il Consiglio Comunale deliberò la somma di 25.926 lire per finanziare una serie di iniziative messe a punto dal Comitato dei festeggiamenti presieduto dal cavalier Pietro Feroci. Il programma comprendeva un "corso dei fiori", con sfilata di automobili e carrozze sui viali a mare, tornei di spada e di fioretto nel salone del "Fiorentina", spettacoli di varietà al Politeama e all'Eden, grandi balli al Kursaal, concerti bandistici, regate, spettacoli pirotecnici, un’illuminazione fantastica dei giardini di piazza D'Azeglio, e, a chiusura, nel salone del Margherita, una conferenza sul tema "La gloria del nostro mare".
la viareggio dell’epoca
Per l’occasione fu anche edito il volumetto “Viareggio nel 1841 e nel 1913”, a cura dal cavalier Pietro Feroci, presidente del Comitato dei festeggiamenti.
Il volumetto, stampato a Pisa nella tipografia di Francesco Mariotti, dedicato a Vittorio Emanuele III e con un cenno storico del marchese Antonio Massarosa, fornisce utili informazioni su come era Viareggio nel 1913, quando fu posta la prima pietra per il nuovo porto.
La popolazione di Viareggio quell’anno era di 25.000 abitanti; all’interno della cinta daziaria c’erano 4.800 case, suddivise in: 950 per famiglie signorili, 2.650 per famiglie di condizione agiata; e 1.900 per la classe operaia. I cantieri navali erano quattro, occupavano duecento operai e ogni anno varavano circa quindici velieri. La flotta mercantile era composta di 200 imbarcazioni con più di 2.000 marinai, mentre le barche da pesca erano 300 e impegnavano circa 800 uomini.
Nel 1913 il numero dei bagnanti aveva superato le 70.000 unità e la ricettività turistica di Viareggio era garantita da venti alberghi, sette dei quali di prim'ordine.
Per l’'istruzione pubblica il Municipio provvedeva all’insegnamento elementare, frequentato in quell’anno da 2.255 alunni, con venti maestri e sedici maestre, mentre per l’istruzione secondaria esistevano due istituti, la Scuola Tecnica e il Ginnasio, con un corpo docenti di dieci professori e frequentati quell’anno da centosettantasette alunni.
Anche se allora si scrisse che “Viareggio si affrettava verso il suo migliore destino”, i problemi del porto di Viareggio dopo quel giorno non vennero meno tanto che fu completato soltanto nel 1929, in forte ritardo rispetto alle esigenze della marineria viareggina. —
PAOLO FORNACIARI
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