Madeo in crisi ha chiesto il concordato
Il ristorante che è uno dei simboli dell’alta cucina versiliese saprà entro sessanta giorni se l’istanza sarà accolta o meno dal tribunale
FORTE DEI MARMI
Anche i miti a volte cadono. E in un settore come la ristorazione la storia, l’appeal, le capacità professionali non sempre bastano per garantire imperituro successo. Così può accadere che anche uno dei ristoranti simbolo dell’alta cucina versiliese possa ritrovarsi in crisi. Madeo, uno dei primi locali all’ombra delle Apuane ad essere stato segnalato nelle guide Michelin, ha chiesto al tribunale fallimentare di essere ammesso al concordato.
Il giudice ha nominato come commissario giudiziale Michele Molino. Entro sessanta giorni, alla luce delle valutazioni tecniche che verranno fate sul piano presentato dalla società, il tribunale deciderà se accogliere o meno l’istanza.
Madeo ha una storia lunga e gloriosa. Fu fondato nel 1978 da Bruno Vietina, l’inventore del Maitò - il primo ristorante stellato versiliese - insieme al fratello Alfio. Il nome è un omaggio al nonno paterno (Maitò invece era l'espressione dialettale con cui i fratelli Vietina chiamavano la nonna materna, in quel di Montignoso).
Fu subito un successo, come il Bistrot e un po’ tutto quello che toccavano i Vietina. Al punto che Madeo nel 1984 ebbe anche una versione americana, niente meno che a Beverly Hills.
Anche se non raggiunse mai l’apice del Maitò, Madeo ha rappresentato sempre un punto di riferimento importante per gli amanti della buona cucina, per la bravura degli chef che ci lavoravano, per l’eleganza del locale, per il modo in cui è stato gestito anche da chi è subentrato ai fondatori. Non è bastato per evitare la crisi.
Quattro anni fa Piero Vaiani, il patron di Bistrot, Osteria del mare, Pesce baracca e The Fratellini’s, si fece avanti per rilevarlo. L’intenzione del mago dell’enogastronomia era di farci un ristorante dedicato alla carne. Ma la trattativa, sebbene giunta a un passo dall’accordo, si concluse con un nulla di fatto.
Il ristorante di via Scorrimento ha continuato a lavorare, apprezzato anche dalla clientela russa (memorabile fu la festa di compleanno l’estate dell’anno scorso di un oligarca amico di Putin). Ma ora il futuro è appeso a un filo. —
LUCIANO MENCONI
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