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Forte dei Marmi, albergatori contro Airbnb: «Così è concorrenza sleale»

Angelo Petri
Forte dei Marmi, albergatori contro Airbnb: «Così è concorrenza sleale»

Corchia: «C’è una ricezione ombra che mette in ginocchio le strutture regolari». Consegnata al ministero l’indagine effettuata dall’associazione di categoria 

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FORTE DEI MARMI. «L’abusivismo nelle località turistiche non è solo quello dei venditori da spiaggia. Anche al Forte e in Versilia c’è ormai una “shadow hospitality”, una ricezione ombra che mette in ginocchio gli alberghi e le strutture regolari». A denunciare quanto sta accadendo nel settore (e non solo da oggi) è Paolo Corchia, da anni alla testa degli albergatori cittadini e presidente regionale di Federalberghi. «A dare corpo a quanto andiamo protestando da tempo – prosegue Corchia - è stato uno studio commissionato da Federalberghi che mette in luce come soltanto nello scorso mese di agosto siano stati proposti su Airbnb un elenco impressionante di soluzioni turistico ricettive».

Airbnb, per chi non lo sapesse, è un portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare, generalmente privati. «Il nostro presidente nazionale, l’altra sera, ha consegnato questa indagine al Ministro del Turismo Gian Marco Centinaio che si è detto pronto a sostenere la categoria in questa battaglia».

Questa estate - spiega Manuela Di Federico del Centro Studi Federalberghi - in Versilia su Airbnb risultavano disponibili il triplo degli alloggi dell’agosto di due anni fa e di questi il 70% è gestito da host che mettono in vendita più di un alloggio. «I dati di Federalberghi che adesso saranno messi a disposizione di chi voglia fare luce sul fenomeno - riprende Corchia - e uso le stesse parole del nostro presidente Bernabò Bocca “smascherano la favoletta del gestore che accoglie l’ospite in casa propria”. Infatti non è affatto vero che sono forme integrative di reddito perché più della metà degli annunci è proposto da persone che amministrano più alloggi, ci sono casi limite di soggetti che ne gestiscono più di quattromila. Non è vero che si condivide un’esperienza abitativa con il titolare della casa o appartamento perché più di tre quarti degli annunci si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno. E non è neanche vero che siano attività occasionali giacché i due terzi degli annunci si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. Infine non corrisponde al vero che le nuove formule di offerta ricettiva si sviluppino di più dove ci sia carenza dell’offerta tradizionale perché gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali».

«Stesso mercato, dunque stesse regole. Servono ormai norme stringenti e precise, – prosegue Corchia - come stanno già dandosi all’estero i nostri concorrenti, con un registro nazionale degli alloggi turistici che serva a riaffermare i diritti per i clienti, per chi vi lavora e anche per la concorrenza. Senza contare che come indicano i dati di Federalberghi a più di un anno dall’entrata in vigore della norma che ha previsto l’applicazione di una tassazione agevolata per le locazioni brevi, sono ancora una netta minoranza gli intermediari che applicano la cosiddetta cedolare secca e comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate. E l’entità del danno provocato alle casse dello Stato è notevole. Occorre dunque fare qualcosa e presto – conclude il presidente degli albergatori - e anche in questa direzione chiedo che le autorità locali si muovano a tutela di chi lavora rispettando le regole». —

 

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