Il Tirreno

Versilia

LUTTO 

Stroncato da un malore a 55 anni sul terrazzo di casa

Tiziano Baldi Galleni
Stroncato da un malore a 55 anni sul terrazzo di casa

Lutto in Versilia per la morte di un dipendente della casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi

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SERAVEZZA. «Bastava la sua allegria per riempire di gioia la casa di cura». Ettore Naccarini viene ricordato con questa immagine all’ospedale San Camillo di Forte dei Marmi dove lavorava da molti anni: sempre ben disposto con tutti, sempre pronto da dietro il vetro della portineria all’ingresso della clinica a regalare un sorriso a chi passava.

Ettore se n’è andato improvvisamente, martedì notte, sul terrazzo di casa sua a Ripa, in via della Chiusa. A farlo morire, ad appena 55 anni, un malore, forse un infarto fulminante. Abitava con la moglie Donatella nel centro del paese, ma Ettore era – e così orgogliosamente si sentiva – un seravezzino. Non passava giorno che non facesse un giro nel suo luogo natale. Anche perché di recente era diventato nonno, e suo figlio Davide vive proprio a Seravezza. «Ettore era una persona amata da tutti – ricorda Catia, parente della moglie – la classica persona per bene e amica di tutti. Buona come una pasta: non l’ho mai visto arrabbiarsi e aveva sempre il sorriso stampato sulla bocca».

Ettore aveva un’autentica passione per il canto, trasmessagli dalla moglie Donatella, e per il ciclismo. Seguiva ogni gara, ed era stato il primo tifoso di suo figlio Davide, ex ciclista della società GS Pedale Pietrasantino. «Mia cugina aveva trascinato anche lui nel canto – dice Catia – e spesso passavano le serate con gli amici a fare karaoke. Amava le canzoni di Vasco Rossi soprattutto».

Che invece fosse un fan del ciclismo lo sapevano anche al San Camillo, dove lavorava da sempre. Quando c’era una tappa importante del Giro d’Italia o del Tour de France non si perdeva mai la volata.

«Lui ci metteva di buon umore – dice Francesco Argiolas, responsabile dell’ufficio tecnico del San Camillo – ha lasciato un vuoto immenso, era sempre allegro e spensierato, era generoso e corretto, con tutti. Non guardava in faccia nessuno: che arrivasse un primario importante e conosciuto piuttosto che un operaio, per lui erano tutti uguali. Ed era il primo a dare il suo aiuto. Sempre, appena ce n’era bisogno. Per noi non sarà facile continuare a lavorare senza di lui. Ci mancherà».

 

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