Il Tirreno

Versilia

la storia 

Vent’anni fa l’altolà sui tagli fatti a caso: «Creano vuoti e cadute sicure»

DONATELLA FRANCESCONI

Gli esperti dell’università di Firenze nel 1999 mettevano in guardia contro le operazioni del Comune a Levante

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VIAREGGIO

«La pineta di Levante ha un’età ormai avanzata: è quindi è del tutto erronea qualsiasi motivazione impostata sulla necessità di interventi di manutenzione mirati a ridurre la densità arborea». Era l’aprile 1999 e così scriveva il professor Paolo Grossoni del Dipartimento di biologia vegetale dell’università di Firenze-Laboratori di botanica agraria e forestale. A ricordarlo oggi, all’indomani dell’ultimo pino crollato mettendo a rischio la pubblica incolumità - è il presidente di Italia Nostra Versilia, Antonio Dalle Mura.

«Non ha senso», si legge ancora nel documento, «un intervento di diradamento giustificato per ampliare le chiome. E, in tutti i casi, è del tutto stupido aprire dei varchi in un sistema di chiome ormai colmo con lo scopo di permettere in successivo riempimento». Un’affermazione motivata dall’evidenza scientifica per cui «la chioma di un pino domestico di età avanzata ha ormai perso la capacità di espandersi anche se viene meno la concorrenza da parte delle piante circostanti». Da un punto di vista biologico-culturale, continua Grossoni, «non esiste nessuna motivazione accettabile per spiegare gli interventi eseguiti». Quello che esiste, invece, è il fatto che «a causa dei tagli effettuati si sono creati dei vuoti fra le chiome che permetteranno alle raffiche più violente di Libeccio di penetrare all’interno della pineta con la conseguente elevata possibilità di stroncamenti e/o sradicamenti delle piante residue che, fra l’altro, hanno un portamento filato con chiome ridotte. È ovvio che eventi del genere rappresenterebbero un grave rischio per gli eventuali fruitori». Insomma, le piante “parlano” e la loro storia naturale indica agli uomini come procedere affinché non diventino pericolose.

Il 1999 è lo stesso anno in cui Mario Buccianti per Italia Nostra- sezione della Versilia, proprio in relazione all’area dove in questi giorni è stramazzato il grosso pino, scrive: «L’abbattimento effettuato all’altezza del Collegio Colombo è stata una operazione assolutamente anomala e di degrado estetico-sociale, oltre che selvicolturale». Tra i motivi che Buccianti apporta nel proprio argomentare anche quello per cui «gli abbattimenti hanno provocato un buco più ampio proprio in un’area che non presenta alcuna protezione di fabbricati od arborea verso mare. Per cui è presupponibile che forti Libecciate possano danneggiare il soprasuolo residuo molto lasso». —

DONATELLA FRANCESCONI

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