Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

Gli avvocati di Romanini rinunciano alla sua difesa

M.T.
Gli avvocati di Romanini rinunciano alla sua difesa

Decisione già formalizzata dai legali Taddei e Libone che seguivano l’imprenditore condannato all’ergastolo per l’omicidio del cugino

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CAMAIORE

Gli avvocati Elena Libone e Marco Taddei hanno rinunciato alla difesa di Roberto Romanini, il 68enne imprenditore camaiorese condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio del cugino Stefano Romanini, 47.

I due legali hanno già formalizzato la rinuncia. Contattato dal Tirreno, l’avvocato Taddei si limita a spiegare che «era sfumato il rapporto di fiducia necessario tra cliente e avvocato». A questo punto Romanini dovrà nominare un nuovo legale, o più, per difendersi nel processo d’appello che è in corso.

Stefano Romanini, impresario edile, fu assassinato sotto casa con nove colpi di pistola nel febbraio del 2011. A sette anni e mezzo di distanza il killer che ha premuto il grilletto è ancora ignoto. Mentre il mandante del delitto, secondo la Procura di Lucca - il procuratore capo Pietro Suchan ha preso in mano direttamente la questione - sarebbe stato il cugino Roberto.

Stefano Romanini sarebbe stato assassinato con un doppio movente: l’obiettivo era fagli pagare i buchi della Rb escavazioni, società di movimentazione terra che aveva messo in piedi assieme al cugino, e che poi Stefano aveva lasciato. Con 200mila euro di pendenze. Ma sulla vita di Stefano c’era anche una polizza di assicurazione da 600mila euro, con beneficiari i soci della Rb. La polizza, però, non è mai stata riscossa: perché una volta che Stefano era uscito dalla società non era più valida. Su questo punto, da sempre parte della tesi difensiva, i giudici di primo grado hanno sostenuto che Roberto poteva non sapere della clausola invalidante.

Ora è in corso il processo d’appello, che si è un po’ incagliato sull’esame della presunta arma del delitto, una Beretta 92 S. Ritrovata in un terreno di proprietà di Roberto Romanini. I tempi delle perizie si stanno rivelando lunghissimi e al momento non è possibile prevedere quando la Corte d’Assise d’Appello di Firenze si pronuncerà. —

M.T.

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