Gioco
Depuratore sotto accusa: odore pestilenziale
I cittadini di via degli Aceri ieri in strada: «Vogliamo sapere cosa respiriamo e se può fare male alla salute»
In strada, davanti al cancello del depuratore di Gaia, per «far sentire la nostra voce», come spiega la madre alla piccola Matilde che premendosi la mascherina di carta sul visetto chiede: «Andiamo via, non ce la faccio più». Via degli Aceri da mesi vive sopraffatta dall’odore che si leva dal depuratore di Gaia. Ieri i cittadini sono scesi in strada ed hanno incontrato organi di informazione e consiglieri comunali (Annamaria Pacilio per i Cinque stelle e Massimiliano Baldini per il Movimento cittadini): «Vogliamo sapere cosa respiriamo e se fa male», chiedono con forza mentre raccontano cosa sono stati i giorni di questa lunga estate. «Chiusi in casa, costretti a lavorare nelle serre immersi nella puzza, impossibilitati ad una cena in giardino. Assaliti da mal di testa, occhi rossi, raschio alla gola. Gli adulti come i bambini», è il racconto a più voci di chi oggi chiede verità per la salute, la propria e quella dei propri cari. Elena Bianchini, Emamuela Pucci, Laura Bargellini, Giovanna D’Alliano, Marika Puccinelli, e con loro tutte le altre donne della strada e le loro famiglie denunciano: «Quando, già a maggio abbiamo denunciato a Gaia l’odore di “bottino” sommato a qualcosa di chimico, ci è stato risposto che non è colpa loro e che anche loro avevano denunciato la cosa ad Arpat».
Da lì in poi è andata sempre peggio. Perché all’odore del depuratore si è sommata la sperimentazione del codigestore targato Sea Risorse, destinato a mescolare 15.000 tonnellate annue di rifiuti organici con i fanghi di supero del depuratore. E poi è arrivata la “tegola” dei fanghi da essicare prima del trasferimento in discarica, in quanto non più utilizzabili in agricoltura.
A dare la propria solidarietà agli abitanti della Migliarina ieri, davanti ai cancelli del depuratore, c’era anche il comitato “Aria pulita Viareggio e dintorni”: «Gaia ci faccia visitare l’impianto e vedere dove sono stoccati i fanghi essicati», è la richiesta che arriva da Christopher Bonetti. —
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