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L’Asl non si arrende: le famiglie dei bimbi non ancora vaccinati saranno convocate
Sono una quindicina, due sono già stati sospesi da scuola Una madre: se non mi rassicurano mio figlio resterà a casa
VIAREGGIO. La mano del medico resta tesa. «Ci mancherebbe: per noi tutti i bambini sono importanti, come la salute di ognuno. Stiamo parlando del loro futuro, di quando andranno nel mondo. Vogliamo che siano al sicuro». Alberto Tomasi, direttore dell’Igiene e sanità pubblica dell’Asl Nordovest, lo garantisce: nessuna rinuncia da parte dell’azienda sanitaria è possibile di fronte a quindici bambini versiliesi non vaccinati. Ormai una percentuale minima rispetto al totale di chi ha già deciso di ricominciare a vaccinare i figli. «L’obiettivo è convincere tutti. Ma senza arrivare al muro contro muro», ribadisce Tomasi, fautore della linea morbida.
Ecco perché l’Asl convocherà nuovamente le famiglie dei quindici bambini. Due dei quali sono già stati sospesi, da un asilo nido e da una materna, nel Comune di Viareggio. Altri bimbi non sono stati portati a scuola dai genitori perché le famiglie già sapevano di non essere in regola. Non tutti sono irriducibili “No vax”, come ormai vengono chiamati per semplificare (anche se si rischia di provocarne ancora di più l’irrigidimento): ci sono padri e madri che restano scettici sull’argomento, ma sono pronti a rivedere le proprie considerazioni «a patto che l’Asl ci assicuri che non ci saranno danni per i nostri figli. Solo a quel punto avvieremo il percorso».
Emblematica è la vicenda di una mamma che nei giorni scorsi, alla riapertura della materna in un Comune della Versilia, si è vista chiamare dalla segreteria del plesso perché il figlio non è in regola con le vaccinazioni. Un caso che è stato sollevato dal Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino di Concetta Maiello. «Alla scuola – racconta la madre, di cui non pubblichiamo il nome per non rivelare l’identità del bambino – avevo presentato la richiesta di un colloquio chiarificatore con l’Asl. Colloquio che ad oggi non ho ancora avuto. Ma la segreteria mi ha spiegato che non era sufficiente e che dovevo fornire la prova di aver preso un appuntamento per le vaccinazioni. Altrimenti mio figlio sarebbe stato sospeso. Così ho deciso di prendere questo appuntamento e mio figlio è rimasto a scuola».
Ma la donna, prima di questo appuntamento, ne vorrà un altro. Quello con un referente Asl «che mi rassicuri su cosa viene iniettato ai nostri figli. Il mio bambino potrebbe avere conseguenze impreviste, potrebbe avere allergie e subire danni. E io da madre ho le mie paure». La donna non si dice contraria a prescindere alle vaccinazioni. «Ma il calendario che prevede 10 somministrazioni obbligatorie di altrettanti vaccini è eccessivo. Ritengo l’obbligatorietà un errore, soprattutto se non accompagnata da un’informazione corretta». Quella che l’Asl deve dare nel colloquio, insiste, «per non costringerci a fare la scelta più dolorosa: lasciare a casa nostro figlio. Se non verremo rassicurati, faremo così».
Alcuni genitori chiedono un percorso leggero, cioè prevedere vaccinazioni più diluite nel tempo. Vedremo se in questi colloqui l’Asl potrà garantire una cosa del genere e convincere anche gli ultimi irriducibili rimasti. —
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