Proteste
«Il centro benessere dell’Annetta è a norma» Condannato il Comune
Lo storico bagno dei vip vince la sua battaglia davanti al Tar «La Spa non è abusiva». L’ente dovrà pagare 3mila euro
Il Comune di Forte dei Marmi aveva bloccato i lavori per la realizzazione di un centro benessere dentro lo stabilimento balneare. Aveva cioè dichiarato «inefficace» la comunicazione di inizio di attività (sostenendo che non fosse sufficiente e che il proprietario dovesse chiedere un permesso a costruire) e aveva pure chiesto il ripristino «dell’originario stato dei luoghi per le parti» eventualmente interessate da trasformazioni.
Lo stop alla Spa era arrivato in piena estate al bagno più vip che c’è a Forte dei Marmi: il bagno Annetta, lo stabilimento balneare frequentato da politici, personaggi dello sport, dello spettacolo, giovani influencer in vacanza in Versilia, e che in passato è stato premiato anche per la piscina più bella. Stop-alla-Spa-in-piena-estate-al-Bagno-Annetta: un po’come togliere le sigarette a un turco.
Il caso è arrivato ovviamente davanti al tribunale amministrativo di Firenze– I proprietari del bagno (la Pampoloni Anna & C. Sas difesa dagli avvocati Roberto Righi, Alberto Morbidelli e Andrea Pontenani) hanno infatti impugnato subito il provvedimento del Comune. E, alla fine, il Tar gli ha dato ragione, annullando l’atto e condannando il Comune a pagare tremila euro (che sono le spese di giudizio).
Secondo il Tar l’atto era da annullare anzitutto perché «la nuova destinazione d’uso a centro benessere, introdotta senza opere in alcuni locali del capannone lato Massa – si legge nella sentenza –, non costituisce una modifica rilevante dal punto di vista edilizio e urbanistico», dal momento che la legge regionale «ammette espressamente le attività di centro benessere negli stabilimenti balneari». E aggiunge che, dal momento che il centro benessere era funzionale allo stabilimento balneare e non un’attività a sé «l’installazione di macchinari idonei non richiede il rilascio del permesso di costruire, e men che meno l’approvazione del progetto di recupero e riorganizzazione». Bastava cioè una dichiarazione di inizio attività (la Cila, ex Scia), la stessa presentata dai titolari ma contestata dai tecnici del Comune. Il bagno, secondo la normativa regionale, in altre parole, poteva fare la Spa senza dover seguire prima l’iter delle nuove edificazioni.
Il Tar ha aggiunto che «contrariamente a quanto eccepisce il Comune di Forte dei Marmi, persiste l’efficacia lesiva del provvedimento impugnato, in quanto il medesimo, oltre a dichiarare l’inefficacia della comunicazione di inizio lavori, dispone – si legge ancora nella sentenza – il ripristino dell’originario stato dei luoghi per le parti dell’immobile eventualmente interessate dalle trasformazioni previste nella comunicazione stessa». —
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