Italia
Scoppia la polemica sulle baldorie posticipate di un giorno
Non piace la scelta del Comune di non rispettare la tradizione Zappelli: «Meno petardi se falò e processione coincidono»
VIAREGGIO. Le baldorie l’8 settembre e - perché no - Capodanno il 3 gennaio: il popolo del web ha reagito così alla scelta dell’amministrazione comunale di organizzare la baldoria alla stazione Vecchia non per ieri (7 settembre), il giorno della tradizione popolare, ma per quell’otto che il calendario religioso dedica alla natività della Vergine Maria. Con tanto di processione. Sacro e profano, insomma, in un’unica data, come spiega il consigliere David Zappelli, capogruppo della Lista Del Ghingaro e coadiutore alle “Tradizioni popolari”. «La tradizione si è spenta da circa vent’anni, perché spesso degeneravano con i petardi. Nel 2017 mi è venuto in mente di rifarla alla stazione Vecchia», racconta Zappelli al Tirreno. «Ho chiamato gli abitanti di via Guerrazzi, ma da soli non ce l’avrebbero fatta. Così ho chiesto aiuto a “Terra di Viareggio”, Croce Verde, parrocchia, Sea e Protezione civile e fissato per l’otto. Unendo la parte religiosa a quella folkloristica forse si sarebbe evitato che degenerasse e così fu. Quest’anno abbiamo pensato di replicare, rendendo viva una tradizione che era morta. Vorrà dire che l’anno prossimo si sposta la data della processione».
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.17226268:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2018/09/07/news/l-epidemia-di-colera-e-il-grazie-alla-madonna-cosi-viareggio-si-riuni-attorno-alle-baldorie-1.17226268]]
Il senso delle due date - sottolineano tanti viareggini - era proprio l’opposto: la festa propria della città, in memoria della fine dell’epidemia di colera datata 1854; ed il giorno della celebrazione religiosa, come in tutta Italia. Il commento è inevitabile, nella eterna rivalità tra “di qua e di là dal monte”: «Andiamo a Lucca a cambiare la data del Volto Santo».
Ed il racconto on line di Nello Patalani è quello di intere generazioni che preparavano la propria baldoria rivaleggiando fino all’ultimo pinuglioro, nascondendo il materiale perché tutti erano alla caccia di quello degli altri. «La sera della baldoria la felicità era massima quando con un ramo o con una pala si tirava su la cenere viva, per aria, al grido liberatorio “Alle mì nonneeeee”. Altri tempi, altri modi di divertirsi con poco, con la gioia di avere fatto qualcosa che si tramandava». Ieri, al Varignano, Sea ha rimosso i pancali oggi utilizzati per le baldorie 2.0. Ma all’imbrunire sono state lo stesso scintille. Il sette. Non l’otto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
